Editoriale – Scienza da Salotto

di Riccardo Federle
– Editoriale

Il mondo sanitario, lo scorso anno, aveva esordito con qualche spiraglio di ottimismo. Per la prima volta, infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità si era espressa a favore di alcune, fondamentali, categorie professionali, arrivando a dichiarare il 2020 come l’anno internazionale dell’infermiere e dell’ostetrica.

Profetico, forse, questo riconoscimento, visto l’immane lavoro che da lì a poco queste figure si sono trovate a fronteggiare. E se già il Papa, durante l’Angelus in tempi non sospetti, aveva ricordato che “gli infermieri sono gli operatori sanitari più numerosi e più vicini agli ammalati e le ostetriche compiono forse la più nobile tra le professioni” non ci volle molto tempo, dopo l’inizio del primo lockdown, per notare la comparsa degli striscioni a sostegno di questi “angeli dal camice bianco”.

L’Italia, nel giro di qualche settimana, è così diventata una grande corsia ospedaliera con la stessa rapidità con cui la nostra nazione si reinventa e amalgama gruppi di esperti ogni qualvolta compare all’orizzonte un nuovo problema.

E qui sta, probabilmente, il punto focale di ogni esperienza di scienza. Se, infatti, da una parte gli operatori della salute si sono trovati primariamente infangati nella pratica clinica in un combattimento da trincea contro un nemico ancora ignoto e hanno dovuto, per forza di cose, procedere col metodo scientifico tradizionale “per prove ed errori” … dall’altra hanno ricevuto un contraccolpo importante dalla principale nemica del metodo scientifico: l’opinione.

Si è infatti creato un pericoloso sistema di “scienza da salotto”, amplificato dai canali mediatici, dove ognuno ha avuto la possibilità di declinare il proprio pensiero, la propria libera idea, al fine di avvalorare ipotesi più o meno ragionevoli con tanto di seguaci.

Ciò non vuol dire che io sia contro la libertà di pensiero o di parola: anzi. Mi chiedo solo se, durante un meeting medico, mentre si discute il delicato caso clinico di un paziente a rischio di vita, l’opinione di qualsiasi altra persona conti tanto quanto quella del primo chirurgo.

Siamo certamente tutti concordi sul fatto che non è così e che ognuno ha invece il compito di esprimersi e di cercare soluzioni in un campo di propria competenza. E mi scuso se rischio di generare qualche malcontento. Ma non bisogna mai confondere la dignità di ogni lavoro, il rispetto dell’individuo e la libertà di scelta di ciascuno con la competenza e la preparazione professionale, vero metro di misura della comunità scientifica.

La valutazione delle fonti, la revisione scientifica e la consultazione di professionisti preparati è ciò che contraddistingue e che dà valore ad un lavoro scientifico: ed è ciò che tutti i giorni cerchiamo di fare noi con “La Lampada delle Scienze”, nel nostro piccolo ma tenace obiettivo di fare la differenza.