L’ora di lezione, per un’erotica dell’insegnamento

di Daniela Berardinelli
– Recensione

Crediti: StockSnap/Pixabay

Titolo
L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento

Autore
Massimo Recalcati

Anno di pubblicazione
2014

Editore
Einaudi

In un tempo fatto di incertezza e di didattica a distanza, un libro, scritto in tempi non di pandemia, mi ha fatto riflettere sul fatto che un insegnante dovrebbe lavorare per un’erotica dell’insegnamento.
Già, proprio erotica, e lo dice nel titolo “L’ora di lezione, per un’erotica dell’insegnamento”, l’autore Massimo Recalcati.
Come la storia insegna, le grandi opportunità nascono da momenti di crisi e quello che ha sperimentato la scuola, non solo in quest’ultimo biennio caratterizzato dalla lontananza, è stato davvero buio.
Recalcati racchiude il senso del suo libro in una domanda introduttiva ma che sarà il fil rouge di tutto il testo: “Un bravo insegnante non è forse quello che sa fare esistere nuovi mondi?”.
La scuola dovrebbe essere un luogo di riscoperta, di sorpresa del sapere, non un riciclo di un sapere già premasticato e predigerito da plurime generazioni precedenti.
Ricordo ancora quell’ipnosi che mi inducevano le lezioni di filosofia al liceo, dove il mio professore, battitore libero, senza libri e preconcetti, ci teneva ammaliati con i suoi discorsi sull’attualità della filosofia, tutti ancorati a quelle parole, quasi senza fiato.
Oggi l’ipnosi è al contrario, verba volant e scripta manent, ma ora si leggono parole impresse su di uno schermo, tutte uguali e quasi narcotizzanti, e siamo così sovraeccitati da annebbiare totalmente il pensiero critico del singolo, che viene così addormentato. Anche le nostre teste oggi funzionano come dei computer, la scuola trasmette dei contenuti, che noi dobbiamo organizzare ed archiviare in qualche memoria ram del nostro cervello. La società odierna ci ha spinto a focalizzarci sull’acquisizione di una competenza per poter espletare una prestazione, Recalcati invece ci parla del bisogno di “aprire dei vuoti” e non di “riempirli” con dei contenuti già sterili.
L’erotica dell’insegnamento consiste così nella trasmissione del desiderio di sapere, nell’amore per una mancanza che ci attira e che alimenta il desiderio stesso di acquisizione.
La scuola ha attraversato, secondo Recalcati, diverse fasi. La prima è la scuola-Edipo, che si fonda sulla tradizione e l’imposizione dell’autorità. La formazione è concepita come uno strumento di “raddrizzamento delle storture” e il pensiero critico come una subordinazione illegittima nei confronti dell’autorità. La scuola-Edipo si caratterizza inoltre per una forte alleanza tra genitori e insegnante, dove l’allievo vede in quest’ultimo una proiezione genitoriale. In netto contrasto è la fase successiva, quella della scuola-Narciso dove si passa da un’autorità netta e definita ad un modello liquido e senza differenziazione tra i ruoli. I genitori divengono alleati dei figli e sono impegnati nell’abbattimento degli ostacoli incontrati da quest’ultimi, perché il fallimento della prestazione non è concesso, né tollerabile, realizzando così una frattura netta tra il corpo docente e quello familiare. Nell’ultima e successiva scuola-Telemaco la confusione è totale, la differenza generazionale non esiste più in favore di una “melassa indistinta”. Il disagio che si viene a creare è quindi non più dovuto alle precedenti conflittualità generazionali ma alla perdita delle differenze, generando un’assenza di sogno e di spirito critico.
Oggi attraversiamo un’epoca che adula il godimento dove ci illudiamo di trovare, presto e rapidamente, una via di successo personale, generando così un modello pericoloso che non disciplina più ad una formazione paziente. Oggi siamo sempre “connessi”, non sperimentiamo più quel vuoto, quell’assenza che avrebbe potuto far scaturire la creatività.
Il lavoro dell’insegnante è ancora decisivo nella formazione degli individui, anche se, ad oggi, viene spesso bistrattato e umiliato sia economicamente che socialmente, e non è il solo.
Non illudiamoci che le parole siano soltanto parole, la forza del linguaggio rimane sempre esplosiva, le parole “trasformano e generano vita”. La scuola è ancora un’esperienza di “umanizzazione” e un’occasione di pensare in modo differente e conoscere nuovi mondi.