Spin off Cambriano – Titanokorys gainesi

di Roberto Cavicchi
– Paleontologia

Crediti: Roberto Cavicchi

Ma bentrovati ancora una volta! Pronti per un nuovo capitolo della breve storia della vita sulla Terra? Sì? E invece no. Questa volta facciamo una cosa diversa. Simile eh, ma diversa.

Ve lo ricordate il Cambriano? No, non come il nonno si ricorda gli anni ‘50, ma vi ricorderete che ve l’ho raccontato un po’ di tempo fa. Potete leggerlo qui se ve lo siete perso (mascalzoni).

In quel capitolo della breve storia, tra le altre cose, ho descritto alcune delle bestioline più iconiche, buffe o grosse che hanno popolato quei circa 55 milioni di anni di storia del pianeta (da circa 541 a circa 485 milioni di anni fa). D’altronde non frega niente a nessuno di creaturine piccole e prive di tratti distintivi che facciano dire “wow”, me incluso. Quindi capirete come mai l’ho presa un po’ sul personale quando, a inizio settembre, è stata pubblicata una nuova bestiola davvero impressionante. 

Sul serio, non potevate farlo prima che scrivessi il pezzo?

Vi presento Titanokorys gainesi

Un nome un programma, vero? Il “Titano” nel nome fa sempre ben presagire. 

Si trattava di un rappresentante dell’ordine dei Radiodonta, lo stesso del famoso Anomalocarys, che è stato il predatore più grande mai apparso fino a quel momento. 

Come il suo più famoso cugino, anche Titanokorys era un grande predatore, anche se di dimensioni minori rispetto ad Anomalocarys. Mentre quest’ultimo era in grado di arrivare a ben un metro di lunghezza, il primo si “limitava”(o almeno così stimano i paleontologi che l’hanno studiato) a 50 centimetri circa. Comunque abbastanza per farvi strillare doveste vedervelo accanto mentre nuotate. Io di certo lo farei.

Titanokorys apparteneva a una famiglia diversa da quella di Anomalocarys, gli Hurdiidae. Queste bestiole erano caratterizzate da degli arti frontali dotati di 5 appendici di forma variabile e da una testa enorme. Intendo che era veramente grande, tipo che erano poco più che delle teste capaci di nuotare. Uno schifo proprio.

Quello che sarebbe stato il passo successivo nell’evoluzione degli Hurdiidae: il cacodemone. Per fortuna è intervenuta l’estinzione

Le loro teste esageratamente grandi erano coperte da carapaci in 3 parti che, da una specie all’altra, mutavano moltissimo di forma.

Titanokorys aveva la forma di una mandorla, la più grossa e brutta che abbiate mai visto. Lo hanno pure colorato uguale nell’illustrazione. Lo ammetto, neanch’io avrei resistito alla tentazione. 

Ecco Titanokorys in tutta la sua bruttezza. La mandorla che non vorresti mai in una torta. Image credit: Caron & Moysiuk 

Questo mandorlone probabilmente si muoveva appresso al fondale, usando per nuotare quei lembi simili a pinne allineati lungo il suo corpo. La forma delle sue appendici lascia pensare che scandagliasse il sedimento in cerca di prede, prima di portarle a quel buco infernale costellato di denti che era la sua bocca. Per fortuna si è estinto.

Come tante delle cose più significative del Cambriano, anche Titanokorys è stato trovato in Canada,  nel contesto delle Argilliti di Burgess, nella Columbia Britannica. Di questa bestiola non hanno trovato dei corpi fossilizzati, solo resti di muta., ma sono bastati a identificare la nuova specie.

Perché vi sto dicendo tutto questo?

È sicuramente quello che vi starete chiedendo. Ok, va bene, era buffo e simpatico (no), oltre a essere uno degli animali più grandi e notevoli vissuti durante il Cambriano, ma quindi?

Quello su cui volevo farvi riflettere era con quanta velocità può mutare la quantità e la qualità della nostra conoscenza. Qualche mese fa nessuno (a parte i paleontologi che lavoravano su questi reperti) conosceva questa creatura, ributtante e affascinante in egual misura. Qualche mese fa ho scritto un pezzo sul Cambriano che ho ritenuto abbastanza completo nel parlare dei suoi animali più notevoli. Se lo dovessi riscrivere adesso mi sentirei in dovere di inserirci Titanokorys, per essere stato uno dei predatori più grandi di quel periodo geologico. 

Praticamente ogni giorno viene scoperta una nuova specie di animale estinto (dinosauri, dinosauri come non ci fosse un domani), e non fatemi iniziare sull’evoluzione umana (lo farò, ma più avanti). 

Le scoperte e le pubblicazioni sono così numerose e frequenti che, da un mese all’altro, da un giorno all’altro, improvvisamente le nostre conoscenze sono solo parziali, nel migliore dei casi. Sbagliate nel peggiore. Tenersi informati di continuo non è più un vezzo, ma una necessità e un dovere. Per fortuna in questo caso si tratta di paleontologia, quindi anche a rimanere un po’ indietro chissenesbatte, occielo che struma che stai a fare per una animaletto brutto vissuto 500 milioni di anni fa. Ma non tutta la conoscenza è così fine a sé stessa, quindi, sì, beh, cercate di starci all’occhio, è tutto quello che sto dicendo.

Per fortuna che c’è La Lampada delle Scienze!