Breve storia della vita sulla Terra, il Permiano

di Roberto Cavicchi
– Paleontologia

Crediti: DiBgd, CC BY-SA 3.0

Sì, sì, ciao a tutti, ben tornati alla Breve Storia della Vita sulla Terra, bla bla bla. Abbiamo finito coi convenevoli? Bene.

Ciancio alle bande! La puntata di oggi è grossa, è figa ed è importante! La volta scorsa abbiamo preso in considerazione il Carbonifero (recuperatelo qua se non siete già stati bravi), durante il quale i tetrapodi si sono affermati come super gruppo dominante delle terre emerse e gli anfibi hanno avuto il loro breve momento di gloria. Con il cambiamento climatico alla fine del Carbonifero, le lussureggianti foreste tropicali e pluviali sono andate giù per le scale di cantina e il mondo è diventato un posto più arido, le condizioni perfette per dare inizio al regno degli amnioti, e in particolare dei rettili!

Quindi allacciate le cinture di sicurezza, perché il Permiano sarà come una stagione televisiva di alta qualità. Ci saranno cambiamenti, intrighi, tradimenti, verranno introdotti numerosi personaggi cui vi affezionerete come fossero amici vostri prima che vengano uccisi senza pietà in un finale di stagione che Game of Thrones è niente a confronto.

Il Permiano

Yup, è il momento dell’inquadramento geologico, fatevene una ragione.

Il Permiano è il sesto e ultimo periodo geologico dell’era paleozoica. Siete contenti? Con questo capitolo chiuderemo il Paleozoico! Io personalmente ne avevo anche un po’ le scatole piene.

Il Permiano inizia alla fine del Carbonifero, circa 299 milioni di anni fa, e terminerà suppergiù 251 milioni di anni fa, durando quindi 48 milioni di anni, più o meno. Con la sua fine terminerà anche il Paleozoico e inizierà una nuova era geologica, il Mesozoico, il cui primo periodo sarà il Triassico, nomi che alcuni di voi già staranno associando alla comparsa dei Dinosauri. Per loro servirà ancora un po’ di pazienza, ma adesso godiamoci il Permiano, ne varrà la pena.

Tutti insieme appassionatamente

Avete presente la Pangea? Sicuramente sì, la conoscono tutti, il super mega continente unico galattico che la gente pensa sempre ci sia solo quello durante tutta la Preistoria. Beh è durante il Permiano che si è formato, a conclusione di un processo che era già a buon punto durante il Carbonifero.

Una mappa della Pangea. Chiaramente l’aspetto è cambiato nel tempo, la mappa non ha sempre avuto quell’aspetto per tutto il Permiano e Triassico. Image credit: CC BY-SA 3.0 

Non è solo la geografia a cambiare, ma anche l’ambiente. Le lussureggianti foreste di equiseti che avevano caratterizzato il Carbonifero vengono prese a pugni nei reni da un veloce inaridimento del clima. La caduta in disgrazia di felci ed equiseti coincide con la salita al potere delle Gimnosperme, che daranno un aspetto più “moderno” alle foreste del Permiano.

Piccolo inciso: cosa sono le Gimnosperme? Si tratta di un gruppo di piante (alberi e arbusti) il cui nome significa letteralmente “seme nudo”. Non toccatevi, sporcaccioni! Queste piante non proteggono i loro semi dentro dei bei frutti polposi, ma in particolari strutture legnose; pigne, per farla semplice. Tra le Gimnosperme più comuni nelle nostre zone ci sono le conifere e il Ginko.

Questo non vuol dire che per 48 milioni di anni tutta la terra sia stata la landa desolata di Ken il Guerriero, climi e ambienti chiaramente variavano a seconda della posizione geografica, e sono cambiati nel tempo. Le zone più a nord e a sud avevano un clima da freddo a temperato, la fascia equatoriale era, beh, equatoriale. Comunque in generale le temperature erano calde e il clima tendente all’arido, condizioni meno che ottimali per gli anfibi, che vengono quindi detronizzati dal ruolo di tetrapodi di maggior successo. È il momento dei rettili, baby.

Mondo rettile

No, non è l’imprecazione più bella mai pronunciata. Cioè, potrebbe esserlo, nel caso ricordatevi che i diritti sono riservati (a me).

Il Permiano è l’inizio del regno dei rettili, che saranno la classe dominante del pianeta fino a 66 milioni di anni fa, e 233 milioni di anni di dominio non è cosa da poco. Chiaramente i primi a cui si pensa sono i dinosauri, che sono tipo la cosa più figa mai comparsa sulla Terra -mamma mia – ma nel Permiano ancora non erano comparsi.

Vabbè Roberto, hai rotto, smetti di tirarla lunga e arrivi al punto?

Avete perfettamente ragione, ma un attimo di pazienza. Se vi ricordate, gli Amnioti erano comparsi già durante il Carbonifero, ve ne ho parlato nel capitolo scorso. Questi animaletti simili a lucertoline si sono divisi presto in due gruppi, Sinapsidi e Rettili. Partiamo da qui. Quali sono le differenze tra ‘sti due?

Buchi in testa

Questa è una delle differenze più vistose e determinanti, oltre a una delle prime a essersi manifestata. Non si tratta però di quelli che rischiate di beccarvi se fate incazzare John Wick mentre è in cartoleria, quindi mi tocca elaborare.

Si tratta di finestre temporali, aperture nel cranio poste dietro le orbite, la cui posizione è estremamente determinante. Il motivo di queste aperture è probabilmente il risparmio di materia ossea, che è pesante da portarsi in giro e impegnativa da sintetizzare per l’organismo. L’apertura di questi spazi in zone sottoposte a poco stress, quindi, piglia due piccioni con una fava (anche se tra Carbonifero e Permiano non esisteva nessuno dei due).

La presenza, numero e collocazione delle finestre temporali permette di dividere gli Amnioti in quattro gruppi fondamentali.

Gli Anapsidi non hanno nessuna finestra temporale, il loro cranio è compatto come una forma di Parmigiano. In realtà questo gruppo è piuttosto confuso. Potrebbe contenere alcuni dei primi Amnioti, come Hylonomus e Paleothyris (rivedetevi il capitolo sul Carbonifero), ma anche i Pararettili (ne parlerò dopo), e le Tartarughe. La filogenetica è davvero poco chiara e non c’è molto consenso, al punto che in realtà il termine, generalmente, non viene utilizzato come classificazione, ma solo per descrivere un cranio privo di finestre temporali.

Uno schemino di un cranio anapside. Le abbreviazioni sono come seguono: p, parietale; po, postorbitale; sq, squamosale; j, giugale; qj, quadratogiugale; q, quadrato. Image credit: Preto(m), CC BY-SA 3.0 

I Sinapsidi hanno una sola finestra temporale, che si trova nella zona del cranio tra le ossa postorbitale, giugale e squamosale. Questo gruppo include una gran serie di Sinapsidi del Permiano, estinti di brutto, ma non solo; anche noi mammiferi siamo Sinapsidi. La finestra temporale dei mammiferi si è richiusa da tempo, quindi magari vi può sembrare poco intuitivo (e lo è), ma gli antenati dei mammiferi erano Sinapsidi, quindi filogeneticamente lo siamo anche noi.

Uno schema del cranio di un Sinapside. Per le abbreviazioni vedete sopra. Image credit: Preto(m), CC BY-SA 3.0 

I Diapsidi hanno due finestre temporali, una nella stessa identica posizione dei Sinapsidi e un’altra più in alto, tra le ossa postorbitale, squamosale e parietale. Insomma, un cranio come un groviera. Questo gruppo include giusto una manciata di cose: Dinosauri, Pterosauri, Coccodrilli, Serpenti, Lucertole, Uccelli. Forse anche le Tartarughe, che come vi ho spiegato prima gli Anapsidi sono un po’ un casino e non si sa bene.

Vabbè avete capito. Cranio di Diapsida, le sigle le potete vedere sopra, ciao. Image credit: Preto(m), CC BY-SA 3.0 

Del quarto gruppo, gli Euriapsidi, vi parlerò nel prossimo capitolo, il Triassico, che fino ad allora non sarà un problema e io sono più pigro del Grande Lebowski. Ora passiamo a parlare di un po’ di questi personaggi, vi va?

I Sinapsidi (oh, non avevo idee per battute divertenti nel titolo, stacce)

I signori Sinapsidi sono un gruppo fratello dei Rettili che, come ho scritto sopra, fornirà l’origine ai mammiferi. Questa però è una cosa che avverrà solo nel Triassico, quindi per adesso non ce ne preoccupiamo.

I primi Sinapsidi avevano fatto capolino già nel tardo Carbonifero, con la famiglia Ophiacodontidae, della quale si conoscono tipo sei o sette generi. Il suo membro più significativo, nonché eponimo, è Ophiacodon, un predatore di grandi dimensioni e uno degli amnioti più grandi dell’epoca. Dotato di un testone veramente grosso e massiccio, quasi tutto bocca, Ophiacodon aveva la forma di un lucertolone molto ben piazzato, lungo tra il metro e mezzo e i tre metri, con ossa degli arti belle massicce. Insomma, un coatto, che viste le dimensioni poteva permettersi di predare e bullizzare buona parte della fauna di fine Carbonifero e inizio Permiano.

Guardate che bello Ophiacodon. Sembra un bel micione che vi vuole dare un regalo. 10/10 good boy. Image credit: ДиБгд, pubblico dominio

Tra i Sinapsidi più caratteristici e famosi, che sicuramente avrete visti disegnati da qualche parte, ci sono i Pelicosauri. Questo ordine di Sinapsidi conteneva sia specie erbivore che carnivore, ed è famoso per una caratteristica comune ad alcuni suoi appartenenti: un’alta cresta sulla schiena. Erano i punk del Permiano, quindi ultra rispetto. Questa specie di “vela” era formata dalla spina neurale delle vertebre dorsali, pazzescamente allungate. Alla loro base ci sono i segni di grossi vasi sanguigni, e questo, insieme alla forma della struttura, ha portato alla teoria che questa “cresta” fosse formata da uno strato di pelle estremamente vascolarizzato. L’idea è che servisse ad accumulare velocemente calore se esposta al sole, e quindi a dare una bella botta d’energia a inizio giornata, quando gli animali a sangue freddo sono un po’ rincoglioniti, e poi a disperdere il calore altrettanto velocemente durante un riposo all’ombra. Una sorta di termoregolatore con il vantaggio aggiunto di dare un aspetto da ribelli. Non è una teoria universalmente accettata però, non ci sono prove effettive che la “cresta” avesse davvero questa funzione, e il fatto che la maggior parte degli animali Permiani, inclusi molti dei Pelicosauri, ne fossero sprovvisti fa dubitare della sua effettiva utilità.

Due gruppi in particolare avevano membri con la cresta: gli Edafosauri e gli Sfenacodonti.

Gli Sfenacodonti erano carnivori medio-grandi, il cui membro più famoso è Dimetrodon, una sorta di celebrità tra gli animali preistorici, che però viene spesso messo insieme ai dinosauri e questo mi fa incazzare come una iena. Diventava abbastanza grande, sui tre metri di lunghezza, aveva un bel testone con tanti denti aguzzi, e la ricostruzione dei suoi muscoli mandibolari ha mostrato che aveva un morso molto potente. A parte questo, la sua caratteristica principale era la cresta di cui ho già parlato.

Sono sicuro che lo avrete già visto ventimila volte. Ricordatevi: è più imparentato con noi che con i dinosauri. Image credit: Max Bellomio, CC BY-SA 4.0 

Gli Edafosauri erano invece erbivori. Edaphosaurus era anche lui un animale abbastanza grande, sui tre metri. Aveva una testa piuttosto piccola e la bocca ben adattata a una dieta vegetariana, inclusa un’articolazione che consentiva movimenti in avanti e indietro della mandibola (un tipo di masticazione detto propalinale), e denti palatali che aiutavano a schiacciare per bene la materia vegetale.

Una ricostruzione di Edaphosaurus. Guardate che testolina che aveva. Image credit: ДиБгд, pubblico dominio

Per piccola che fosse la testa di Edaphosaurus, non può competere con un altro Pelicosauro, appartenente alla famiglia Caseidae, Cotylorhynchus. Capace di superare ampiamente i tre metri di lunghezza e dotato di uno scheletro estremamente massiccio, la sua testa (come quella di tutti gli appartenenti alla sua famiglia) era comicamente piccola. E intendo dire davvero COMICAMENTE. Sembra il personaggio di un videogioco su cui hanno usato una mod, quel livello di piccolezza. La minuscola testolina ospitava delle narici estremamente grandi, che sono un carattere distintivo del gruppo. La grande cassa toracica, insieme alla forma dei denti e l’articolazione della mandibola, mostrano chiaramente che era erbivoro. Vorrei fare una battuta sulle dimensioni del suo cervello, ma sarebbe davvero come sparare sulla Croce Rossa.

Uno scheletro di Cotylorhynchus. Guardate che piccola la testina! Nessuno se la prendeva mai con lui quando si dimenticava le cose in giro. Image credit: Vince Smith, CC BY-SA 2.0

Un altro paragrafo sui Sinapsidi, che l’ultimo stava diventando troppo lungo

Continuiamo il viaggio nello strabiliante e fantasmagorico mondo dei Sinapsidi parlando di un super gruppo molto vasto e importante, i Terapsidi. Tra i caratteri che li distinguono dai Sinapsidi basali ci sono una finestra temporale allargata, la perdita dell’osso supratemporale (un osso del cranio in posizione laterale posteriore, presente nei rettili), articolazione della mandibola in posizione anteriore, e un tot di altre caratteristiche relative la dentizione e gli arti che se mi metto a farvi un elenco completo poi mi mollate qua e non potrei darvi torto.

Il più basale tra i Terapsidi è il piccolo Tetraceratops insignis, conosciuto da un solo cranio lungo una decina di centimetri e risalente al Permiano inferiore. Il cranio, dotato di sei corna (quattro sul muso e due sulla mandibola), mostra caratteri intermedi tra gli Sfenacodonti e i Terapsidi, ma la grande finestra temporale e il ridotto numero di denti giugali gli è valso il posto tra i secondi.

Tetraceratops insignis fa cucù e vi augura buona giornata. Image credit: Dmitry Bogdanov, CC BY 3.0 

Un grande ordine di Terapsidi, presente durante il Permiano medio, è stato quello dei Dinocephalia. Ritrovato soprattutto in Russia e Sud Africa. I Dinocefali comprendevano sia forme carnivore che erbivore.

Tra i Dinocefali carnivori, appartenenti al gruppo Anteosauria, uno dei meglio conosciuti è Titanophoneus potens. Era un predatore di grandi dimensioni, col cranio di un esemplare adulto in grado di sfiorare il metro e una lunghezza complessiva dell’animale poco inferiore ai tre metri.

Guardate che buzzurro era Titanophoneus. Image credit: ДиБгд, pubblico dominio

Tra gli erbivori, i Tapinocephalia, c’erano alcuni animali veramente grandi. Uno dei più grossi e buzzurri era Moschops, proveniente dal Sudafrica. Lungo fino a 5 metri, con un torace estremamente ampio e ossa super grosse e massicce, teneva le zampe posteriori al di sotto del corpo (posizione eretta), mentre quelle anteriori stavano ai lati del grosso torace. Questo concentrato di maschilità alfa e villania aveva un una calotta cranica estremamente spessa, fino a dieci centimetri, una colonna vertebrale super robusta e una forma del condilo occipitale fatto in modo da ridistribuire la forza degli urti. Questi adattamenti evolutivi fanno pensare che Moschops fosse dedito alla più virile delle attività, prendersi violentemente a testate. Un campione del maschilismo tossico, che mi piace immaginare con la barba ispida e la camicia sporca di sugo ben tesa sopra il panzone. Se questa non è una visione maestosa, allora non so cosa lo sia.

Ricostruzione di un Moschops di medie dimensioni a fianco della silhouette di una bella ragazza che sta per approcciare con “Ciao bella” e un rutto sonoro. Image credit: Nobu Tamura CC-BY-SA-4.0 

I Dinocefali sono stati una componente importante delle faune del Permiano medio, ma scompaiono alla fine di questa fase per essere rimpiazzati da altre forme.

Gli Anomodontia sono un ordine di Sinapsidi Terapsidi prevalentemente erbivori comparsi durante il Permiano superiore. Tra questi ci sono stati animali piuttosto inusuali, come il piccolo Suminia getmanovi, dotato di mani prensili (forse lo era anche la coda), che fanno pensare avesse uno stile di vita arboricolo. 

I più importanti tra gli Anomodontia sono il sottordine dei Dicynodontia, composto da più di 60 generi, gli erbivori di maggior successo della seconda metà del Permiano e tra i pochi a riuscire a sopravvivere alla sua fine. I Dicinodonti erano un gruppo molto diversificato, un po’ come il cast di una produzione Netflix, e variavano da scavatori a brucatori, con dimensioni tra il roditore e una vacca.

Ciò che li caratterizzava era la bocca. I Dicinodonti, tipicamente, avevano pochi denti, di solito nella mandibola, mentre la mascella era spesso dotata solo di due grandi zanne appuntite, che potrebbero essere state un dimorfismo sessuale. Le punte di mandibola e mascella tendevano a finire in becchi ossei. L’articolazione della mandibola era molto mobile, e le permetteva di muoversi in avanti e indietro durante l’azione del morso. Dopo l’apertura completa la mandibola scivolava in avanti, grazie all’ampia articolazione; alla chiusura della bocca la mandibola veniva ritratta con un movimento molto potente, in grado di strappare materiale vegetale anche molto coriaceo.

Il ruolo di carnivori dominanti dell’ultima parte del Permiano è stato ricoperto dai Gorgonopsidi, che secondo me è uno dei nomi più fighi di sempre. Tra i circa 35 generi inclusi nel gruppo non c’era grande differenza morfologica: erano predatori robusti ma agili, superficialmente simili ai grandi felidi. Le loro dimensioni erano abbastanza variabili: la maggior parte delle specie stava sul metro o il metro e mezzo di lunghezza, ma i più grandi, come Inostrancevia, erano in grado di arrivare a tre metri e mezzo di lunghezza. La caratteristica distintiva dei Gorgonopsidi erano le due lunghe zanne presenti nella mascella: si è trattato dei primi carnivori dai denti a sciabola, che secondo me è uno dei miei adattamenti evolutivi preferiti in assoluto. Per utilizzare al meglio queste lunghe banane appuntite fatte di cattiveria che si ritrovavano in bocca (niente battute sulle banane in bocca per favore, siamo maturi, dai) l’articolazione della mandibola permetteva l’apertura della bocca di più di 90°.

Immagine di Inostrancevia in scala. Non farò battute perché mi fa paura. Image credit: Eotyrannu5-Returns, CC BY-SA 4.0 

Chiudiamo finalmente la carrellata di Sinapsidi con un gruppo leggermente importante, che tratterò meglio nel prossimo capitolo. I Cynodontia (da non confondere con i Dicynodontia visti sopra), sono comparsi alla fine del Permiano, che come vedremo dopo è stato un momento abbastanza sfigato per fare capolino. Tra le loro caratteristiche distintive c’erano un arcata zigomatica molto pronunciata, che permetteva la presenza di muscoli adduttori mandibolari molto più grandi, un secondo palato (che nelle forme permiane stava solo iniziando a comparire), un doppio condilo occipitale. Ce n’è una quantità di altre, ma le liste della spesa non piacciono a nessuno. I Cinodonti erano principalmente piccoli carnivori, ma durante il Triassico si differenzieranno anche in erbivori, seppur in numero minore. E, mega spoiler, verso la fine del Triassico, alcuni faranno lo step successivo e diventeranno qualcosa d’altro: i primi mammiferi. Una cosina da nulla.

Ok, ora passiamo ai Rettili

Sì, mi rendo conto che ve li avevo fatti annusare all’inizio e poi sono passato a parlare dei Sinapsidi, ma il Permiano è stato il loro breve momento di gloria, mentre dei rettili ne parleremo ancora per un bel po’.

Abbiamo visto come gli amnioti, all’inizio della loro espansione, si siano divisi in due gruppi: Sinapsida e Reptilia. I rettili, a loro volta, si sono divisi in due gruppi, Parareptilia ed Eureptilia; tra questi i secondi sono quelli ad aver avuto maggior successo, quindi ne parleremo dopo. Iniziamo quindi a guardare i Pararettili (che non si buttavano dagli aerei, in virtù del fatto che non esistevano ancora).

Voglio iniziare facendovi vedere la famiglia dei Bolosauridae. Questi piccoli rettili dalla forma di lucertoline sono stati presenti in Nord America e Russia durante la prima metà del Permiano, ed erano eterodonti. Questo significa che i loro denti avevano forme diverse, una condizione abbastanza rara tra i rettili. Le forme dei loro denti, poco appuntiti ma dai bordi affilati, indicano che questi animaletti avevano una dieta erbivora. Tra i Bolosauridi più notevoli c’è il piccolo Eudibamus, lungo sì e no 25 centimetri. Le sue zampe posteriori erano lunghe il doppio di quelle anteriori, e i piedi erano molto lunghi: questo significa che Eudibamus era in grado di muoversi sulle zampe posteriori, probabilmente come metodo di locomozione facoltativo. Questo lo rende il primo tetrapode bipede della storia, una cosa non da poco.

Un’immagine di Eudibamus che corre felice prima di estinguersi. Image credit: Nobu Tamura, CC BY 3.0 

Molto più grossi dei Bolosauridi erano i Pareiasauromorpha. Questo gruppo era composto da due famiglie, Nycteroleteridae (provate a dirlo cinque volte velocemente) e Pareiasauridae. I primi erano piccoli rettili, lunghi poche decine di centimetri e dall’aspetto di tozze lucertole, ma i secondi sono una storia diversa.

I Pareiasauridi erano erbivori di grandi dimensioni, spesso sui tre metri di lunghezza e dal corpo pesante alcuni quintali. I loro crani erano ricchi di protuberanze e rugosità e gli scheletri erano grossi e massicci. Sono stati tra gli erbivori più comuni dell’ultima parte del Permiano, soprattutto in Russia e Sudafrica, ma non sopravviveranno alla sua fine.

Questo è uno Scutosaurus, in tipico Pareiasauride. Image credit: Nobu Tamura, CC BY 2.5 

Tra i Pararettili più particolari ci sono stati i Mesosauridi. Intanto facciamo subito un distinguo: i Mesosauridi non c’entrano nulla con i Mosasauridi, sicuramente più famosi ma che compariranno solo tra tre periodi geologici. Hanno però una cosa in comune: erano acquatici.

I Mesosauridi sono i primi amnioti a fare come Cartman e dire a tutti gli altri “fatevi un clistere, io torno in acqua”, mandando bene a fanculo i tetrapodi che a fine Devoniano avevano deciso di salire sulla terraferma. 

Mesosaurus mentre manda a cagare il mondo emerso, e chi può dargli torto. Image credit: Nobu Tamura, CC BY 2.5 

Non erano animali grandi: stavano sul metro di lunghezza, per lo più occupato dalla coda potente utilizzata per nuotare. Le fauci erano piene di lunghi denti sottili che, alla chiusura della bocca, si intrecciavano formando una sorta di filtro, un setaccio utile per far uscire l’acqua mantenendo intrappolati piccoli pesci e artropodi acquatici. Ne è stato trovato un esemplare in Uruguay che conteneva al suo interno un piccolo scheletro di baby Mesosauro. Questo era privo di segni legati alla predazione, e quindi si suppone che si trattasse di un embrione all’interno di una femmina gravida. Ciò proverebbe che erano ovovivipari (cioè le loro uova si schiudevano all’interno della madre, che poi partoriva piccoli vivi). 

I reperti di Mesosauri sono stati trovati in Sudafrica e Sud America, e per questo motivo sono stati utilizzati nel 1912 dal geologo Alfred Wegener per provare l’esistenza del megacontinente Gondwana, che unito al megacontinente Laurasia formava la Pangea.

Ma passiamo ai veri VIP del mondo dei rettili.

Tempo di Eureptilia, baby

Questo è un gruppo che non molla, e oltre a una serie di gruppi estinti contiene anche i Diapsida (vedi sopra), che comprendono, tra gli altri, i rettili attuali e gli uccelli.

Tra i primi Eurettili ci sono i piccoli Hylonomus e Paleothyris, comparsi a fine Carbonifero e che abbiamo visto nel capitolo scorso. Nel Permiano iniziale compare la famiglia Captorhinidae, ritrovata principalmente in Nord America, e che riuscirà a cavarsela fino alla fine del periodo. Erano di dimensioni variabili, da pochi centimetri a un metro e oltre, con un corpo da lucertola (sì, lo so, largo alla fantasia) e una testa che vista dall’alto aveva forma triangolare o a cuore: un trionfo di tenerezza. Erano caratterizzati da una dentizione particolare: mentre l’animale cresceva l’osso mascellare produceva tessuto osseo e denti dall’interno. Con la crescita ossa e denti usurati venivano scartati all’esterno. Questo sistema garantiva sempre la presenza di denti pronti all’uso quando quelli usurati andavano persi, un accorgimento utile per una dieta a base di piante coriacee o artropodi dall’esoscheletro particolarmente duro.

I Diapsidi erano poco vari all’inizio del Permiano, ma la situazione cambierà alla fine del periodo. Detto questo, non ci sono molti esponenti particolarmente interessanti in questo periodo. Molto particolari erano i Weigeltisauridae, una piccola famiglia di rettili di piccole dimensioni con un particolare adattamento per la planata. Avevano costole molto allungate, come delle stecche, e ricoperte di pelle queste formavano membrane che consentivano la planata tra un albero e l’altro.

Il celurosauravo flette i muscoli ed è nel vuoto. Image credit: Nobu Tamura, CC BY 2.5 

Un animale abbastanza importante per la filogenetica è Protorosaurus spenseri, un rettile dalle dimensioni medie ma col collo relativamente lungo. La sua importanza deriva dall’essere il primo rappresentante conosciuto del gruppo Archosauromorpha, che comprende i coccodrilli, i dinosauri e gli uccelli. Ne parlerò più estensivamente nel prossimo capitolo, che qui stiamo andando per le lunghe.

Semplicemente Protorosaurus. Decisamente non l’animale più impressionante visto finora. Image credit: Nobu Tamura, CC BY 2.5

Solo una piccola chicca e poi vado alla parte finale, lo giuro

Ora, nonostante non fosse più il loro momento d’oro non è che gli anfibi siano scomparsi nel Permiano eh. Voglio, dire, duh, chiaramente, visto che esistono ancora adesso. Se vi ricordate (e in caso contrario andate a ricontrollare, non è che vi posso tenere sempre la manina, su, andate, sarò ancora qui al vostro ritorno) vi avevo parlato di un ordine di anfibi noto come Temnospondyli, che se la caverà ancora per un bel po’, fino al Cretaceo per essere precisi. 

Durante il Permiano medio, da quest’ordine di anfibi, comparirà Prionosuchus plummeri, che, con una lunghezza stimata di circa nove metri per l’esemplare più grande finora ritrovato, si cucca il titolo di anfibio più grande (conosciuto) della storia. Se siete come me questa nozione vi farà sentire caldi e coccolosi ancora per un po’. Ma è il momento di passare alle conclusioni.

Queste le dimensioni del più grande anfibio di sempre. Non dite che non vi tratto bene. Image credit:  ДиБгд, CC BY-SA 3.0 

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È già da un po’ ormai che vi ho introdotto il concetto di estinzione di massa. Questi eventi portano a una drastica e rapida diminuzione della biodiversità, e fungono da colli di bottiglia evolutivi.

Beh, nessuno di questi eventi è mai stato brutale quanto quello avvenuto alla fine del Permiano. L’estinzione di massa alla fine del periodo vedrà la scomparsa di circa il 50% delle famiglie di tetrapodi presenti alla fine Permiano, e delle rimanenti famiglie circa la metà tirerà le cuoia nella prima parte del Triassico. Una moria che non lascerà in pace neanche il mare, dove pure i livelli di estinzione saranno elevatissimi. In tutto si stima una perdita di specie che si aggira tra l’80 e il 95%. Game of Thrones levati, le nozze rosse sono niente a confronto.

Il motivo di tutta questa brutalità pare essere un’elevata attività vulcanica avvenuta in corrispondenza degli attuali Trappi Siberiani (provate a indovinare dove si trovano). Nel corso di migliaia di anni di eruzioni è stata rilasciata una quantità imponente di CO2, il gas serra per eccellenza, e questo ha fatto giusto un po’ di casino. Non solo il rilascio di gas in atmosfera ha portato all’aumento della temperatura terrestre di circa dieci gradi, che già discombobula un po’ le cose, ma ha anche causato un grave disturbo del ciclo del carbonio marino. Questo ha provocato un brutto abbassamento del pH oceanico (quindi un’acidificazione delle acque) che, insieme a un’elevata erosione chimica del suolo sulla terraferma, ha portato a una drastica diminuzione dei nutrienti nelle acque oceaniche e conseguente deossigenazione.

Una specie di effetto domino estremamente sgradevole, causa di un cambiamento climatico molto veloce. Ora non sto parlando di tempi umani, si parla di un evento durato circa centomila anni. Si tratta di tempi che a noi paiono lunghissimi, ma in termini biologici e geologici sono uno schiocco di dita. Queste veloci mutazioni hanno causato un elevato stress adattativo sulle faune di fine Permiano, oltre a una drammatica diminuzione delle zone abitabili, soprattutto nei mari. Le conseguenze ve le ho già dette, la vita sulla terra ha subito un calcio in culo violentissimo, dal quale faticherà non poco a riprendersi: serviranno milioni di anni per tornare a un livello di biodiversità paragonabile a quello pre-estinzione.

Come ultima nota nel segno dell’ottimismo vi lascio con questa piccola informazione. Una ricerca del 2020 basata sullo studio di brachiopodi fossili ha portato alla ricostruzione che vi ho super semplificato lì sopra. Nella stessa ricerca sono stati ricostruiti i livelli di gas serra immessi in media annuale durante i millenni che hanno portato alla più grande estinzione di massa nella storia del pianeta. Quelli che noi (come specie) stiamo emettendo attualmente sono 14 volte superiori. Per carità, non siamo in grado emettere la stessa quantità assoluta di gas serra, soprattutto tenendo in conto la quantità di tempo che è servita, ma è comunque una cosa su cui riflettere.

Bene, abbiamo fatto piazza pulita. Tante specie carine e coccolose che avevamo imparato ad amare sono scomparse in maniera incerimoniosa. Il Paleozoico è finito, basta, fine, e alleluia, perché aveva anche un po’ rotto i coglioni. Con il prossimo capitolo, il Triassico, inizieremo il Mesozoico, l’era dei grandi rettili. Dalla prossima volta inizieremo a vedere i dinosauri. E se questo non vi porta l’hype alle stelle, allora non so cosa lo farà.