Una scienza da paura!

di Riccardo Federle
– Editoriale del Presidente

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Una mia foto con in mano un ritrovamento inaspettato che viene chiamato “occhio di Santa Lucia”. Si tratta in realtà dell’opercolo calcareo che la Bolma rugosa (un mollusco gasteropode mediterraneo) usa per chiudersi dentro alla propria conchiglia. Particolarmente apprezzato in gioielleria è ritenuto un simbolo di conoscenza e saggezza che protegge dalle forze maligne: tutti noi cadiamo sempre nella “ruota della fortuna” e, a prescindere dalla scienza, finiamo per restare affascinati dagli oggetti di buon auspicio (crediti: Riccardo Federle).

La paura fa novanta, o almeno così si dice. Ma in che senso? Il ben noto detto popolare sembra avere origine dalla Cabala dei Sogni, il grande libro della Smorfia napoletana che, come da tradizione partenopea, associa ad ogni viaggio onirico un numero di riferimento, sfruttabile dai più coraggiosi per aggirare la sorte e tentar fortuna. E novanta è la cifra massima: questo a significare che anche il mondo dell’occulto pare riconoscere l’importanza di un sentimento che, tra tutti, è forse quello più capace di condizionare le situazioni.

All’ombra della caldera del Vesuvio, tuttavia, si sono da sempre amalgamate intensamente la tradizione e la scienza, prima con Greci e Romani e poi con un sacco di altri popoli succedutisi nel tempo. Storie di uomini, artisti, ciarlatani e scienziati hanno continuamente colorato la vita del nostro paese concedendoci il privilegio di non provare invidia per nessun’altra fetta di mondo.

Eppure i confini sono solo una linea su di un pezzo di carta tutt’altro che in grado di fermare la curiosità dell’uomo: e il crogiolo dell’antichità si trova ad essere, oggi, un nuovo pentolone di esperienze ed acquisizioni. Così come, d’altronde, risulta inevitabile.

Ma tra tutte le feste del nostro tempo ce n’è una che immancabilmente scuote gli animi più tradizionalisti. Si tratta di quella ricorrenza che, a fine ottobre, si presenta sotto il nome di Halloween. Erroneamente riconosciuta come esperienza pagana importata da un altro continente ha in realtà origini molto più vicine alla festa di Ognissanti (lo stesso nome parrebbe derivare da All Hallows’ Eve: vigilia di tutti i santi) ed è quindi parte integrante del nostro territorio.

Ma non me ne vogliano i lettori se sorvolo sulla storia e sul dibattito che da anni divide studiosi e opinionisti i quali trovano alternativamente passionali o demoniache le decorazioni di zucche e insetti giganti: il punto focale per me non è certo la genesi di tale celebrazione quanto piuttosto il senso, la necessità tutta umana di celebrare un evento così profondamente legato al concetto di paura.

Non posso fare altro, allora, che accendere i microfoni alla scienza per dare spazio a quella già decantata lingua universale capace di raccontare più di scrittori e poeti: cosa fa, dunque, la paura?

Mette in moto la reazione del sistema nervoso simpatico, quello coinvolto nelle funzioni conosciute come “attacco o fuga”. Il cervello umano entra in uno stato di allerta, le pupille si dilatano, il respiro accelera. Aumenta la frequenza cardiaca assieme alla pressione arteriosa ed al flusso sanguigno.

Di conseguenza, l’encefalo sceglie a cosa dare priorità e direziona il glucosio ai muscoli mentre riduce contemporaneamente l’attività di parti non necessarie, come il sistema gastrointestinale.

La scienza ha dunque un valore fondamentale nel definire la paura ma, volendo, può fare molto di più. È sempre a questo stesso sapere razionale, infatti, che ci si rivolge per trovare spiegazioni laddove il mondo presenta oscure sembianze di terrore.

Nella prima immagine una Bolma rugosa con il suo opercolo conosciuto come “Occhio di Santa Lucia”. Nella seconda e nella terza immagine due stampe ottocentesche del processo alle Streghe di Salem, il caso più emblematico e noto di accuse, arresti ed esecuzioni capitali avvenute nel 1692 per il reato di stregoneria (crediti: web).

Ancora dalla scienza, perciò, arrivano le soluzioni a tante condizioni che hanno da sempre spaventato l’umanità: l’ipertricosi, ad esempio, rappresenta una valida interpretazione alla leggenda dei lupi mannari essendo una condizione che predispone il soggetto che ne soffre alla crescita di una folta peluria in tutto il corpo con l’unica eccezione di palmi delle mani, piedi e mucose.

Per quanto riguarda la sorte dei vampiri, invece, l’interpretazione appare ancora più curiosa: è il morbo di Gunther, questa volta, a dare una risposta. Si tratta di una porfiria eritropoietica particolarmente aggressiva (una malattia congenita che comporta importanti disturbi nella produzione dell’emoglobina ed una anomala distruzione dei globuli rossi). Era particolarmente frequente, pertanto, avere a che fare con persone anemiche e pallide, cui veniva fatto bere sangue animale come forma empirica di terapia. Si aggiungano poi la spiccata fotosensibilità con una preferenza per la vita notturna, lo sviluppo di rachitismo, l’aumento di porfirine nel sangue che provoca il ritirarsi delle gengive, la repulsione all’aglio e le alterazioni del sistema nervoso fino a stati di morte apparente … e in un secondo la leggenda supera la verità!

Ma a proposito di ciò mi sovviene anche un altro esempio parecchio interessante. In un liceo dove si stavano studiando i processi alle streghe di Salem un insegnante propose un’attività curiosa esordendo con queste parole: “Girerò tra i banchi e sussurrerò a ciascuno se è una strega o una persona normale”.

Obiettivo degli studenti era quello di creare il gruppo più numeroso possibile libero da praticanti dell’occulto. L’intento fallì miseramente tra accuse e dubbi e la classe si disgregò ben presto in tanti piccoli gruppi. Doppiamente grande fu perciò la sorpresa quando in realtà si scoprì che non era stato affidato ad alcuno il ruolo di “strega”.

Perché forse a Salem non fu lo stesso? Esistevano davvero delle fattucchiere e delle incantatrici? Certo che no. Il vero tormento di quella gente era la paura di ciò che non conoscevano: lo stesso problema che, a conti fatti, resta anche oggi. L’ignoranza rimane a tutti gli effetti il più grande mostro esistente in grado di condannare chiunque e di abbandonare la gente alle nefandezze più indicibili.

Il tempo presente, a modo suo, traballa e si crepa sotto un costante vociferare e condanna, alla pari di Salem, ciò che trova inusuale o diverso. “Combattiamo contro tre giganti mio caro Sancho: la paura, l’ingiustizia e l’ignoranza” … faceva dire Miguel de Cervantes al protagonista del suo romanzo.

E alla battaglia di Don Chisciotte ci uniamo allora anche noi, ma lo facciamo con l’arma della scienza!

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