Che genere di scienza?

di Riccardo Federle
– Editoriale

Crediti: Pixabay

Non si può dire che di questi tempi la relazione interpersonale pulluli di creatività, nè che sia così facile, a prescindere dal contesto in cui ci si trova, variare il contenuto dei propri dialoghi e pensieri. Il mondo è ormai una grande spugna completamente intrisa di un unico prorompente aspetto: il Covid e lo strascico infinito di tribolazioni, regole, ansie e paure che da esso derivano.

Povera e anche amara è perciò la nostra scienza gravata dal pesante giogo di una attesa soluzione che il più delle volte sfugge non per sua colpa quanto più a causa di chi la governa.

Sembriamo tutti un po’ alla deriva, in preda di un mare piatto e senza onde …e in mezzo alla grande bonaccia si rimane in attesa di qualche soffio di vento, speranza per riarmare le vele o, per lo meno, motivo di un respiro profondo.

Ma se nei periodi di eccessiva abbondanza il grande rischio rimane quello dello spreco, anche la penuria del contesto determina i suoi disagi. Uno tra tutti il grande eco che si diffonde ogni qualvolta accadono cose anche insignificanti.

In questi giorni ci capita di assistere allora ad avvenimenti che hanno dell’assurdo: da Aurora Leone che viene allontanata da una cena perché “le donne non giocano a calcio”, all’Università di Bari che riduce le tasse alle ragazze che vogliono iscriversi a corsi di laurea tipicamente maschili determinando la reazione del senatore Simone Pillon secondo il quale “è naturale che i maschi siano più appassionati a discipline tecniche, tipo ingegneria mineraria, mentre le femmine abbiano una maggiore propensione per materie legate all’accudimento, come per esempio ostetricia”.

Ma come Presidente, qualcuno di voi potrebbe chiedermi, secondo te queste sono davvero cose insignificanti? Tutt’altro. Ma ritengo comunque che sia offensivo solo ciò che ci tocca nell’intimo. E che siamo sempre noi a scegliere che cosa lasciar entrare (tutti abbiamo in qualche modo sperimentato quanto siano più dure e più dolorose le opinioni degli amici rispetto a persone sconosciute). Tutto il resto rimane un banale tentativo, spesso mal riuscito, di descrivere ciò che è la realtà. Ma tale capacità, o forse meglio dire “privilegio”, è appannaggio di poche pochissime persone.

E se pur dai nostri governanti ci aspetteremmo la preparazione tecnica o quanto meno un esempio di integrità, non possiamo vivere nell’illusione che siano tutti capaci di avere una corretta e lucida visione del mondo.

Ma torniamo a noi. Se proprio mi devo costringere ad usare un po’ di fantasia per commentare quanto accaduto partirei col dire che il problema del gender applicato alla società è una questione assai più complessa di una semplice scelta del corso universitario. Come ostetrico (ebbene sì senatore, forse ho propensione per l’accudimento pure io) mi sono occupato e mi occupo tutt’ora di quella grande materia tabù che è l’educazione affettiva e sessuale… e devo dire che ho sentito ogni tipo di commento: ma rimango anche fermamente convinto di alcune cose. La prima, ad esempio, è che il sesso biologico non può essere scelto: è una questione di cromosomi, e questo lo dice la scienza. La seconda, ancora, è che l’orientamento sessuale non c’entra con il sesso biologico e che c’è una differenza profonda tra “attrazione” e “scelta”. Posso scegliere se sposarmi o meno, se avere figli, se cambiare lavoro… ma posso scegliere di chi innamorarmi? Infine, terza cosa: è innegabile che società ed educazione influenzino in modo estremamente rilevante la nostra sessualità. Gli Spartani, ad esempio, erano un popolo di guerrieri e tutti venivano allevati come tali. I maschi vivevano a stretto contatto in grandi caserme e l’omosessualità, ad esempio, era estremamente diffusa. Ma gli storici riportano un altro fatto alquanto singolare: e cioè che le donne erano solite abbigliarsi con uno stile che definiremmo mascolino, spesso anche tagliando i capelli corti, proprio per favorire l’attrazione dei compagni ormai abituati ad un certo “tipus fisico” di orientamento.

Non possiamo pensare che esista solo l’educazione scolastica, quella cioè che viene impartita in modo istituzionale secondo programmi didattici prestabiliti. È presente, infatti, anche un altro tipo di educazione: quella che traspare dalla passione e dell’esempio. Quella che deriva dall’osservazione diretta del mondo e di chi ci abita. Come ha detto saggiamente Rita Levi Montalcini “la scelta di un giovane dipende dalla sua inclinazione ma anche dalla fortuna di incontrare un grande maestro”.

Non è questione, perciò, di essere uomini o donne di scienza quanto più di essere cresciuti in un contesto favorente, capace di accendere la scintilla.

Così, ci terrei a far presente al senatore Pillon e a tutto il mondo, che la Lampada delle Scienze nasce anche con questo obiettivo: farsi portavoce di una cultura scientifica capace di volare alto, sopra i pregiudizi storici e culturali, in grado di accendere la passione per un mondo che ti lascia a bocca aperta. È questo il “genere” di scienza che vogliamo.