Darwin e lo schiaffo all’antropocentrismo

di Roberto Cavicchi
– Biologia ed Evoluzione

darwin day

Crediti: Unsplash

Beh, buon Darwin Day a tutti! Sono passati 212 anni dalla nascita del nostro teorico dell’evoluzione preferito, e 172 dalla pubblicazione della sua prima e fondamentale opera, L’Origine delle Specie per Selezione Naturale, o la Preservazione delle Razze Privilegiate nella Lotta per la Vita. Sì, nell’800 non avevano ben chiara l’idea di un titolo sintetico.

Si potrebbe passare ore a parlare (nel mio caso a scrivere) riguardo la teoria dell’evoluzione, come funziona, tutti i modi in cui se ne è trovata conferma nel corso dei decenni, eccetera eccetera. Un mega pippone che non penso abbiate voglia di sorbirvi, io di certo non ho voglia di scriverlo.

In fondo nell’ultimo anno sono successe cose di importanza molto più immediata rispetto alla nostra origine ancestrale come scimmie antropomorfe (allora eravamo solo scimmie scimmiomorfe in realtà). Un piccolo affare riguardante una malattia a caso e tutto il resto che è successo a causa sua, magari?

Eppure il nostro amico Charles avrebbe molto da dire anche su tutta la questione pandemica che stiamo vivendo. Non tanto riguardo l’evoluzione del virus e delle sue varianti (beh, anche su quello magari) ma su tante delle brutture che abbiamo visto nei lunghi mesi scorsi. Mi riferisco ai vari no-mask, no-vax, teorici del complotto, e tutte le loro variazioni. Perché, dopo tanti anni, anche questi sono un sintomo del ritorno al creazionismo.

Ma che cavolo stai dicendo, staccati dalla bottiglia e vai a casa, che sei chiaramente ubriaco. So che lo state pensando, ma datemi ascolto.

Il succo di ogni teoria del complotto che abbiamo sentito durante l’ultimo anno è che tutto il pa-ta-track che stiamo ancora vivendo sia stato causato dalla volontà di qualcuno. Ci sono numerose versioni, alcune meravigliosamente elaborate, con una stupefacente quantità di responsabili con cui prendersela. Ognuna però punta il dito verso una persona, gruppo, nazione che, per il suo interesse, ha scatenato tutto. Nulla di quello che è successo è stato un caso, come potrebbe? La nostra civiltà, così avanzata, messa in ginocchio da un virus? Ma non scherziamo!

È questo tipo di pensiero a essere un pericoloso passo indietro sul darwinismo. L’idea che nulla accada per caso, che tutto sia ordinato e preparato. Perché come può succedere altrimenti, se non c’è una mente dietro?

Anche Darwin dovette vedersela con questa mentalità dopo la pubblicazione della sua opera, 172 anni fa. È un ragionamento teologico, che porta a mettere ogni evento in una relazione di causa-effetto, attribuendogli quindi una finalità. Per i creazionisti di allora (e quelli di adesso) non si tratta del meraviglioso processo di selezione naturale che ha portato la vita sulla Terra a sviluppare innumerevoli forme e soluzioni per prosperare, ma di regali conferiti da un’autorità superiore. Come per i complottisti che riempiono le pagine dei social, nulla può succedere per caso, ma tutto deve essere ordinato da qualcuno, o qualcosa, che si trova più in alto.

Una visione dominata dall’antropocentrismo, per cui tutto succede in funzione, o a causa, dell’uomo, che quindi si pone al di sopra della natura e al suo centro. Che, parere personale, è un’attitudine parecchio arrogante.

In fondo uno dei concetti più importanti passatoci da Darwin con la teoria dell’evoluzione e con le sue pubblicazioni è che la nostra specie non è al centro di tutto e, ancora più, al di sopra di tutto. Che siamo solo un caso fortuito avvenuto per un processo che ha coinvolto ogni forma di vita che abbia calcato la Terra, un reminder che improbabile non è sinonimo di impossibile. Che siamo solo una tessera all’interno del mosaico enorme che è la vita, importante quanto gli altri pezzi ma non di più. Che non siamo al di sopra della natura, la quale è ancora del tutto in grado di sconquassarci senza che nessuno abbia ordito piani machiavellici.

E, secondo me, è molto più bello così.