Breve storia della vita sulla terra-L’Ordoviciano

di Roberto Cavicchi
– Paleontologia

Se siete di nuovo qua è perché non ne avete avuto abbastanza e volete esplorare ancora la storia della vita sulla nostra palla di fango. Nella puntata precedente abbiamo affrontato il Cambriano e la sua esplosione (potete leggerlo qua se vi va), quindi è il momento di buttarsi sull’Ordoviciano!

Ora, diciamocelo, l’Ordoviciano è un periodo geologico che non si fila praticamente nessuno (fuori dalla comunità scientifica). L’esplosione cambriana è già passata, mentre per gli animaloni grandi e grossi con super zanne e artigli bisognerà aspettare ancora un bel po’. Nulla per cui emozionarsi quindi?

Sbagliato! Nell’Ordoviciano succederanno un sacco di cose fighe e importanti, quindi levatevi quelle espressioni annoiate.

L’Ordoviciano

È arrivato il momento che temevate, quello dell’inquadramento geologico. Tranquilli, ce lo leviamo in fretta.

Il periodo geologico noto come Ordoviciano è il secondo dell’era Paleozoica, che è a sua volta la prima era dell’eone Fanerozoico, lo stesso eone in cui ci troviamo anche adesso.

L’Ordoviciano inizia dopo la fine del Cambriano, circa 485 milioni di anni fa, e durerà per circa 42 milioni di anni. Al suo termine, suppergiù 443 milioni di anni fa, comincerà il Siluriano, ma questa è un’altra storia.

Ecco fatto, adesso sapete dove, o meglio quando, ci troviamo

La radiazione

Va bene, ma quindi che cavolo è successo in ‘sto Ordoviciano? Facciamo un passo indietro, così vi spiego com’era la situazione.

L’attività tettonica era intensa in quel periodo, con un sacco di attività vulcanica e movimenti tettonici rapidi (in termini geologici, chiaramente).  Il livello del mare era molto alto, con fondali prevalentemente piatti. Le terre emerse erano aree molto ristrette, per lo più arcipelaghi. Insomma, la Terra, durante l’Ordoviciano, era un grosso resort tropicale, ma senza mojito e ballerine vestite di foglie di palma. Un brutto momento per chi preferiva le vacanze in montagna.

In queste condizioni particolari avviene un fenomeno importantissimo, quello della radiazione Ordoviciana. No, non c’entrano le radiazioni che state pensando, niente incredibile Hulk.

Ma di cosa si tratta, quindi, se non c’entrano i raggi gamma? Allora, l’esplosione del Cambriano (di cui ho parlato nel capitolo scorso e che SICURAMENTE avete letto) è stata caratterizzata dalla veloce comparsa di un gran numero di categorie tassonomiche elevate, come phylum o classi.


Piccolo inciso: cosa sono le categorie tassonomiche? Sì, ho visto i vostri occhi incrociarsi e fissare il vuoto, quindi provo a chiarirvi le idee. Con categoria tassonomica, o taxa, mi riferisco a un gruppo di organismi uniti da una caratteristica condivisa che li separa dagli altri. Questa divisione può essere a un livello molto basso, come la specie, o più elevato, come un ordine o una famiglia.

Le principali categorie, dalla più ampia alla più ristretta sono:

Dominio→Regno→Phylum→Classe→Ordine→Famiglia→Genere→Specie

Voi che mi state leggendo in questo momento potete essere classificati così:

Eukariota→Animalia→Chordata→Mammalia→Primates→Hominidae→HomoHomo sapiens

Ci sono inoltre una gran quantità di sotto-categorie, alcune molto importanti (ad esempio Vertebrata, subphylum di Chordata), ma magari su queste ci infogniamo un’altra volta. 


Durante l’Ordoviciano, invece, c’è una differenziazione elevatissima del numero di Famiglie, che aumentano di circa 4 volte. Questo, a sua volta, si traduce in un incremento vertiginoso della quantità di Generi e Specie.

Tra le possibili cause di questo fenomeno c’è l’evoluzione del plancton. Durante il Cambriano, la maggior parte delle specie animali aveva uno stile di vita bentonico, cioè legato al fondale marino. La colonna d’acqua, prevalentemente libera da predatori, era quindi un ambiente estremamente favorevole per forme larvali e microrganismi. Un bel pappone di nutrienti, il cui sfruttamento deve essere stato un gran boost alla biodiversità.

La fauna

Ok, tutto bello tutto giusto, ma quindi che fauna c’era in sto benedetto Ordoviciano, vi starete chiedendo? 

Il limite tra il Cambriano e l’Ordoviciano è caratterizzato dalla comparsa dei Conodonti. Adesso elaboro, tranquilli.

Per più di un secolo questi animaletti, ora estinti, sono stati conosciuti solo grazie ai loro dentini, di dimensioni millimetriche, e bisognerà aspettare il 1983 perché venga identificato il primo fossile in cui fosse riconoscibile il corpo. I loro resti sono super abbondanti e utilissimi per identificare periodi geologici e fare cronografie. Ma che cosa erano? Erano dei piccoli cordati, dotati quindi di notocorda e miomeri (cioè strutture muscolari a forma di V), lunghi pochi centimetri. Dopo un dibattito acceso durato anni, la comunità scientifica è ora d’accordo nel definirli dei vertebrati primitivi, imparentati da vicino con i pesci dotati di mandibola (di cui però i Conodonti erano privi). Fondamentalmente assomigliavano a delle piccole lamprede.

Un bel conodonte a fianco dei buffi dentini che li caratterizzavano. Image credit: Nobu Tamura, CC-BY-SA-4.0 / GDK, CC-PD-Mark

Altri pesci agnati, cioè privi di mandibola, che compaiono durante l’Ordoviciano sono Astrapis e Arandaspis, piccoli (attorno ai 20 centimetri), primitivi e dotati di uno scudo osseo che circondava la loro testa. Assomigliavano a dei grossi girini, a causa della loro coda piatta e dell’assenza di pinne, insomma una schifezza. Erano però già dotati della linea laterale di organi sensori che permette ai pesci di percepire anche minimi movimenti nell’acqua. Ehi, i passi avanti si fanno un poco alla volta.

Per lo più continua la proliferazione di forme che erano comparse già nel Cambriano, come i trilobiti. I cefalopodi assumono un ruolo sempre più importante. In particolare quelli dotati di guscio, i nautiloidi, vanno incontro a un grosso aumento della loro biodiversità, che li porterà ad evolversi in forme anche enormi, come Cameroceras, che poteva raggiungere i 9 metri di lunghezza e doveva essere il predatore apicale dei mari della sua epoca. Nei mari Ordoviciani la frittura si mangiava voi.

Guardate qua che bestione il Cameroceras! Paura eh? Image credit: immagine presa dal sito www.prehistoric-wildlife.com

Nell’Ordoviciano (o nel tardo Cambriano) compaiono anche gli Euripteridi, tra gli artropodi più grandi mai comparsi sul pianeta. Noti come scorpioni di mare, non sono però veramente degli scorpioni, anche se effettivamente gli assomigliano e sono loro imparentati, appartenendo all’ordine Chelicerata. Nella porzione anteriore del corpo, il prosoma, erano dotati di una quantità di appendici diverse: cheliceri modificati in arti adatti a catturare le prede (come delle chele), zampe per muoversi sul fondale e degli arti simili a delle pagaie che dovevano aiutare nel nuoto. Alcune specie erano anche dotate di pungiglione nella parte terminale del telson (cioè la parte terminale del corpo degli artropodi). Le forme più grandi all’interno di questo ordine compariranno dopo l’Ordoviciano, e saranno in grado di superare i 2 metri di lunghezza. Nell’Ordoviciano ci sono specie più piccole, qualche decina di centimetri di lunghezza, anche se Pentecopterus poteva diventare lungo più di 1 metro e mezzo. Degli autentici incubi subacquei, porca miseria i brividi, che popoleranno le acque del pianeta per più di 200 milioni di anni.

Fatevi un po’ un’idea delle dimensioni di Pentecopterus. E non era neppure tra i più grandi degli euripteridi. Image credit: Slate Weasel, CC0 License 

Anche gli organismi bentonici, cioè legati al fondale, sono stati interessati dalla radiazione. Coralli e Briozoi (piccoli animali invertebrati che vivono in colonie fissate al fondale marino) si differenziano in una grande quantità di forme diverse. Compaiono per la prima volta i Crinoidi, o gigli di mare, animali facilmente scambiabili per piante. Sono sicuro che non vi sembrerà nulla di speciale, ma si tratta di forme che ancora oggi sono parte fondamentale degli ecosistemi marini. Anche se sono un po’ noiosi.

Tutti su per terra!

Una delle più grandi rivoluzioni dell’Ordoviciano è che la vita, finalmente, inizia a slegarsi dall’acqua e a colonizzare la terra emersa. No, no, toglietevi subito dalla testa l’immagine del pesce che inizia a fatica a farsi strada sulla spiaggia, per quello ci vorrà ancora un sacco di tempo. Le prime forme di vita a uscire dal mare non sono stati gli animali, ma le piante. 

È dall’Ordoviciano che arrivano le prime testimonianze fossili della presenza di piante sulla terra emersa: spore e terriccio con tracce di strutture simili a radici. Le prime piante a colonizzare la terra emersa sono state delle Briofite (cioè muschi, per parlare come si mangia). Queste piante, molto semplici, sono anche al giorno d’oggi tra le prime a colonizzare ambienti privi di vita, come in seguito a disastri naturali, o nei casi di isole emerse a causa di movimenti tettonici. Le umili briofite hanno quindi preparato il terreno, letteralmente, a piante più complesse che sono comparse successivamente. 

È possibile, anzi, probabile, che l’emersione delle piante sulla terra ferma sia avvenuta prima di quanto mostrato dal record fossile, nel Cambriano e forse anche prima (gli studi molecolari sembrano puntare in questa direzione), ma per ora non ci sono resti fisici a dimostrarlo.

Tutti sotto terra!

L’Ordoviciano si conclude con un evento piuttosto drammatico, la prima grande estinzione di massa nella storia del pianeta. C’erano già stati eventi d’estinzione, ad esempio alla fine dell’Ediacarano, ma nulla della stessa scala.

L’ipotesi più accreditata, in merito alle cause di questo avvenimento, è il raffreddamento della Terra, che sul finire dell’Ordoviciano sarebbe stata interessata da ben due glaciazioni. Il transito di masse continentali verso il Polo Sud avrebbe provocato la formazione di un’estesa coltre di ghiaccio, provocando così il raffreddamento del pianeta e la diminuzione del livello del mare. La colonizzazione della terra emersa da parte delle piante deve aver giocato a sua volta una parte in questo: la diminuzione dell’anidride carbonica in atmosfera, causata dalla respirazione delle piante, ha diminuito l’effetto serra, contribuendo quindi all’abbassamento delle temperature.

Gli eventi di glaciazione sono stati due, distanziati tra loro di circa 500.000 – 1 milione di anni, con in mezzo un veloce momento di riscaldamento.  A noi sembra un sacco di tempo, ma in termini geologici e biologici è veramente poco, e molte forme di vita non sono riuscite ad adattarsi al rapido cambiamento. Circa l’85% delle specie allora viventi si estinse in quel grosso patatrac. Non per niente quella della fine dell’Ordoviciano è considerata una delle 5 maggiori estinzioni di massa nella storia della Terra.

Insomma, un gran casino. Questo picco di spiacevolezza, un ctrl-alt-canc per la vita sulla Terra, segna la fine dell’Ordoviciano. Seguirà il periodo Siluriano, di cui i parlerò la prossima volta!