Breve storia della vita sulla Terra: il Triassico, pt. 1

di Roberto Cavicchi
– Paleontologia

triassico

Crediti: immagine presa dal sito meteorologiaenred.com

Lo sapete che momento è? Esatto, è di nuovo quel periodo del mese, quello in cui torno con un nuovo capitolo della Breve Storia della Vita sulla Terra! E non assillatemi con risposte tipo “Guarda che lo sappiamo già, siamo stati noi a cliccare sul link dell’articolo”, i saputelli non piacciono a nessuno.

La volta scorsa vi ho parlato del Permiano (e se ve lo siete persi mannaggia a voi, ma potete recuperare qua), quindi lo sapete di cosa parliamo oggi? Il Triassico, ragazzi! Sì, lo so che fa parte del titolo, ma sapete cosa vuol dire? Il Triassico è un momento unico nella storia del pianeta, durante il quale compariranno un mucchio di cose che sicuramente conoscete: rettili volanti, rettili marini, dinosauri, mammiferi, vi dicono nulla? Sì, il Triassico è pieno zeppo di roba di cui parlare, quindi dividerò l’articolo in due parti in modo che non si trasformi in un romanzo. Nella parte di oggi vedremo… beh lo scoprirete da soli cosa vedremo, io spoiler non ne faccio, è una delle mie regole fondamentali.

Quindi, se per voi è uguale, adesso smetterò di parlare a vanvera e inizierò a spiegare cose, che magari è meglio.

Il Triassico

Sì, lo so, l’inquadramento geologico non vi piace (oppure sì? Non ve l’ho mai chiesto) ma è importante. 

Il Triassico inizia dopo la fine del Permiano (duh), tra 251 e 252 milioni di anni fa, e durerà un buon 50 milioni di anni, terminando circa 201 milioni di anni fa.

La parte figa è che il Triassico è il primo periodo geologico del Mesozoico, la seconda Era dell’Eone Fanerozoico. Il Mesozoico è l’Era dei grandi rettili, quindi se siete qua per i dinosauri, beh, i prossimi capitoli saranno il vostro pane.

Raccogliere i cocci

Vi ricordate come ci eravamo lasciati alla fine del Permiano? Dai, in fondo è difficile da dimenticare. La più grave estinzione di massa nella storia del pianeta, causata da brutali cambiamenti climatici innescati da un lungo ciclo di colossali eruzioni vulcaniche? Un finale che anche George R.R. Martin direbbe “Sì però state calmi”?

Il colossale crollo di biodiversità avvenuto alla fine del Permiano, tra l’80% e il 95% delle specie animali, lascia un mondo estremamente impoverito all’inizio del Triassico.

Ora, la ripresa da un’estinzione di massa non è mai una cosa semplice o veloce, ma qui il ridicolo non è stato solo sfiorato, è stato proprio abbracciato per poi farci le cose sozze. 10 milioni di anni, signore e signori, questo è il tempo che ci è voluto perché gli ecosistemi del Triassico arrivassero a un livello di stabilità e biodiversità paragonabile al periodo precedente la grande estinzione. Fondamentalmente un quinto dell’intero periodo geologico. Neppure dopo l’estinzione dei dinosauri (che vedremo tra un bel po’) è servito tutto ‘sto tempo, anzi.

Come mai?

La risposta non è semplice, anche se un sacco di cervelloni hanno studiato questo grosso gap nella ripresa della vita. La grande estinzione di fine Permiano ha cancellato ecosistemi molto solidi in un arco di tempo estremamente breve (in termini geologici e biologici). Praticamente la più brutta sconfitta a Jenga della storia. È stato proposto che questo sia uno dei motivi per cui è servito così tanto tempo per rimettere in piedi una rete trofica stabile. E le condizioni climatiche non hanno aiutato (le vedremo a breve).

Piccolo inciso 1: cos’è una rete trofica? La rete trofica, o rete alimentare (è la stessa cosa) è l’insieme delle relazioni di nutrizione all’interno di un ecosistema. Chi mangia cosa o chi, in pratica. A volte viene semplificata col termine “catena alimentare”, però dà un’idea un pelo troppo lineare per quello che è un sistema di relazioni piuttosto complicato.

Sarò onesto con voi, è un argomento molto complicato, vengono fatte ipotesi ma, di fatto, non si sa molto. L’unica parte certa è che i primi 10 milioni di anni del Triassico sono stati occupati da ecosistemi molto semplici, fragili e tendenti al collasso. La vita era stata messa KO e poi presa a calci mentre era a terra, e per rialzarsi ci ha messo un bel po’.

Il Mondo Triassico

La vita per un po’ ha arrancato peggio di certi ubriachi che ho visto ai festival metal (scene bellissime e impagabili), ma in che mondo lo ha fatto? 

Intanto, a livello geografico, il Triassico è stato caratterizzato dall’unione di tutti i continenti in un unico, massivo pezzo di terra, la famosa Pangea. Questo super-mega-iper continente, sul quale sareste potuti andare a piedi da Orvieto a Bogotà smadonnando per non aver preso la macchina, era circondato da un unico grande mare chiamato Pantalassa. Che poi in realtà c’era anche l’oceano noto come Tetide che stava dividendo la Pangea in due lungo l’equatore, nelle grandi masse Laurasia, a Nord, e Gondwana, a Sud. Verso la fine del Periodo, l’Atlantico comincerà ad aprirsi a Nord, dividendo quelli che ora sono il Marocco e gli Stati Uniti.

Ecco una bella cartina della Pangea durante il Triassico. Ora divertitevi a immaginare tutti bei viaggi a piedi che vi sareste riproposti di fare trovando però sempre delle scuse per evitarli. Image credit: Eikeskog1225, CC-BY-SA-4.0 

I primi 6 milioni di anni del Triassico sono caratterizzati da un ambiente e un clima piuttosto pessimi. Un po’ una merda a dirla tutta. Questa informazione ci arriva da più parti. Intanto i livelli geologici dei mari triassici mostrano come ci siano stati ripetuti episodi anossici, cioè di assenza di ossigeno nell’acqua, una condizione leggermente avversa alla vita.

Inoltre, negli strati geologici, è presente un’anomala concentrazione di isotopi leggeri del Carbonio, interpretati come prova della morte di numerosi organismi, oltre che di attività vulcanica. Per i primi 6 milioni di anni del Triassico si susseguono picchi di carbonio, attribuibili ad attività vulcanica o ripetuti eventi di estinzione. Le concentrazioni di carbonio indicano pure un riscaldamento globale di notevole cattiveria, si parla anche di 10°, roba da rimanere ammattiti.  Queste condizioni di merda sono associate all’assenza di vertebrati dalla zona equatoriale, dove le condizioni dovevano essere troppo proibitive per le forme di vita più complesse. E mi sto riferendo a tutti i vertebrati eh: sia terrestri che marini, quindi anche i pesci, pressoché assenti da tutta la fascia equatoriale del pianeta per alcuni milioni di anni. In una parola sola, pessimo. Anche le piante ne hanno risentito: per i primi 10 milioni di anni del Triassico di alberi ce ne devono essere stati pochini, e questo si riflette in una mancanza di carbone dagli strati geologici. Un bel momento di merda per riprendersi dalla più grande estinzione di massa di sempre.

Durante il triassico il clima può essere definito come “caldo”. Che è un po’ una generalizzazione, ma è anche una buona summa della situazione. Faceva così caldo che le calotte di ghiaccio ai poli erano virtualmente inesistenti, quantomeno non abbiamo prove della loro esistenza, e la differenza climatica tra i poli e l’equatore era molto meno marcata di quella cui siamo abituati oggi. Quindi, se siete di quelle insopportabili persone che rompono dicendo che c’è freddo appena si scende sotto i 20°, il Triassico era il momento giusto per voi.

Considerata l’estensione delle terre emerse, però, potete bene immaginare che non c’era un solo tipo di clima in tutto il mondo. In particolare, ci sono evidenze di climi umidi, addirittura monsonici, nelle zone costiere, mentre l’entroterra era decisamente più arido. Verso la fine del periodo, nel Tardo Triassico, ci sarà un cambiamento da caldo/umido a caldo/secco. Le piante ce ne hanno lasciato una buona rappresentazione. Nella prima parte del Triassico la flora del Gondwana (l’emicontinente meridionale, dai che ve lo ricordate) era dominata dal Dicroidium, una pianta ora estinta simile a una felce (si riproduceva però tramite semi). Nel tardo Triassico queste flore scompaiono, per essere rimpiazzate da una vegetazione più moderna a base di conifere, che sono più adatte ai climi secchi.

Un fossile di Dicroidium, che sarebbe stata un’ottima pianta da aiuole. Image credit: Retallack, CC-BY-SA-4.0

Ma passiamo alle faune

Che sono poi quello per cui siete qua davvero, no? Il Triassico è dominato dai rettili, e vedrà la comparsa di cose fighissime, tra cui i Dinosauri. Non solo loro però, ma anche cose più vicine a noi, e visto che sono stronzo nell’anima adesso vi parlo di queste e i Dinosauri li tengo per la seconda parte. Stacce.

No, non scappate! È il momento di cose importanti!

Ve li ricordate i Cinodonti? Sono stati dei personaggi minori comparsi verso la fine del Permiano e tra i pochi fortunati a sopravvivere all’epurazione di fine periodo.

Per chi non ce li ha ben presenti, si tratta di un gruppo di piccoli carnivori, le loro dimensioni difficilmente superavano quelle di un cane di media taglia. Nel Triassico salteranno fuori anche delle forme erbivore, ma non è questa la parte interessante. Questi colossi della noia (che diciamocelo, i rettili sono più fighi, soprattutto coi dinosauri alle porte) sono i progenitori dei mammiferi, quindi mi capirete se decido di dedicargli dello spazio. 

La loro diversificazione fa parte del recupero della vita dopo la grande estinzione del Permiano. La loro diversità a livello morfologico raggiunge il picco già tra il Triassico iniziale e medio, mantenendo poi un livello pressoché costante da lì in poi. La diversità in termini di numero di specie, invece, aumenta gradualmente dall’inizio del Triassico, con una grande espansione tra la fine del periodo e l’inizio del Giurassico. I Cinodonti comunque avranno vita abbastanza lunga scomparendo solo durante il Cretaceo. Ma a quel punto il patatrack era già fatto, i mammiferi erano comparsi. Mannaggia.

Vabbene allora, parliamo di Cinodonti

Saranno meno emozionanti dei Dinosauri, ma i Cinodonti, durante il Triassico, andranno incontro a una serie di cambiamenti molto interessanti che li renderanno sempre più simili ai mammiferi. 

Le somiglianze erano visibili anche agli albori del gruppo eh; pensate che anche i primissimi Cinodonti vengono solitamente raffigurati già coperti di pelo. Come mai questa peculiare scelta stilistica? Non è un guizzo a caso dei paleo-artisti, si basa sul fatto che anche i primi rappresentanti del gruppo avevano dei forellini in prossimità della fine del muso. ‘Sti buchetti (in gergo foramina) sono stati identificati come il passaggio di piccole terminazioni nervose. Queste strutture, visibili anche in cani e gatti (tra gli altri), sono collegate alle vibrisse, cioè quei lunghi “baffi” in punta al muso di tanti mammiferi. Si suppone quindi che anche i Cinodonti ne fossero dotati, e se avevano le vibrisse allora dovevano avere anche il pelo.

Ecco un bel ritrattino dell’antico Cinodonte Charassognathus gracilis, risalente al Permiano superiore e uno dei più antichi Cinodonti conosciuti. Guardate che bei baffetti, Dalì spostati. Image credit: Mojcaj, CC BY-SA 3.0 

Non solo pelo però (niente battute sconce, vi prego, siamo seri), ma anche numerosi cambiamenti morfologici soprattutto nel cranio e negli arti.

Tra tutte, la più impressionante è quella che riguarda la mutazione dell’articolazione della mandibola, che passa da rettiliana (non nel senso di Visitors) alla forma da mammifero. Un cambiamento che porterà anche a un’evoluzione dell’orecchio. Ma sto farneticando o voglio dire qualcosa di senso compiuto?

In rettili e uccelli il suono viene trasmesso al timpano, una sottilissima striscia di tessuto tesa nella curva dietro l’osso quadrato, dalla staffa, un ossicino che si estende dal timpano fino all’orecchio interno. Nei mammiferi moderni, invece, il timpano è teso dall’osso ectotimpanico, che se ne sta dietro l’articolazione della mandibola, e le vibrazioni gli vengono trasmesse da tre ossicini: incudine, martello e staffa. La staffa è lo stesso osso degli altri amnioti, mentre le altre sono derivate dallo spostamento e modifica delle ossa Quadrato (incudine), Articolare e Prearticolare (martello) e Angolare (ectotimpanico). So che sto sparando termini di anatomia come se fossero commenti sul tempo (bruttino in ‘sti giorni), ma quello che sto dicendo è che l’articolazione della mandibola da rettile si è modificata lentamente nell’apparato uditivo dei mammiferi. Un cambiamento i cui stadi sono preservati nei resti paleontologici. Contemporaneamente, una nuova articolazione della mandibola si è sviluppata nei Cinodonti, tra le ossa Squamosale e la mandibola.

Qua potete vedere un bello schema dei cambiamenti che vi ho spiegato sopra. Niente battute, è figo. Image credit: immagine presa dal sito creation.com

Per farla breve: durante il Triassico, nei Cinodonti, le ossa dell’articolazione della mandibola da rettile si sono modificate nel moderno orecchio da mammifero, che è pure il motivo per cui riusciamo a sentire i suoni della masticazione. Contemporaneamente si è sviluppata una nuova articolazione per la mandibola.

Un secondo cambiamento importantissimo è lo sviluppo di un secondo palato. Già presente, anche se di piccole dimensioni, nei Cinodonti più antichi, nel corso del Triassico è possibile assistere a un progressivo estendersi di questa struttura, fino alla completa separazione della cavità nasale dalla bocca. Questo ha garantito ai Cinodonti, e poi ai mammiferi, la mirabolante capacità di respirare mentre si mangia. Pensa te le cose che si danno per scontate, vero?

I denti non sono immuni a questa alluvione di modifiche. Intanto nei Cinodonti c’è una progressiva differenziazione dei tipi di denti; quelli cui noi siamo abituati, incisivi, canini, premolari e molari. Nei rettili questo non c’è, nella loro bocca tutti i denti sono uguali, al massimo cambiano le dimensioni. Altra caratteristica importante è il livello di occlusione dentale presente nei Cinodonti.

Piccolo inciso 2: che diavolo è l’occlusione dentale? Parlando come mangio (badum – ts) si tratta del completo combaciare delle superfici di masticazione dei denti superiori con quelle dei denti inferiori. In questo modo, quando la bocca si chiude, i denti si “incastrano” completamente, senza lasciare spazi vuoti.

Secondo palato + occlusione dentale = masticazione estremamente efficiente. E, con una buona masticazione, è possibile estrarre molti più nutrienti dal cibo, cosa che permette di sostenere al meglio l’elevato metabolismo che caratterizza i mammiferi, e che probabilmente caratterizzava anche i Cinodonti.

C’è però un importante ma: la perdita dei rimpiazzi infiniti dei denti. Scommetto che ci avete pensato più di una volta, cheppalle avere solo due set di denti, i decidui e i fissi. Una brutta caduta, un cazzotto volante, una botta improvvisa, e tac, un dente se ne va. E una volta perso tanti saluti (miracoli della moderna odontoiatria a parte). I rettili se la vedono molto più comoda, caduto un dente se ne fa un altro, senza tanti drammi. Sarebbe bello se fosse così anche per noi, vero? I vantaggi sono innegabili, ma pensate all’occlusione dentale di cui vi ho parlato sopra. Un coccodrillo può permettersi di cambiare i denti a volontà perché tanto sono dei semplici coni, con un livello di occlusione pressoché nullo. Se noi mammiferi cambiassimo costantemente denti anche il nostro livello di occlusione dentale se ne andrebbe giù per lo sciacquone, e la perdita sarebbe molto maggiore del guadagno.

Anche la scatola cranica è aumentata di dimensioni, in modo da accomodare un cervello sempre più grande, che riempie tutta la parte di cranio posta dietro gli occhi. L’aumento di dimensioni del cranio, che si “gonfia” come un pallone, sia lateralmente che dorsalmente, provoca uno spostamento dei muscoli adibiti alla masticazione. Questo, a sua volta, causa la comparsa delle arcate zigomatiche, la cui prima funzione è fare da attacco per i potenti muscoli masticatori.

Ci sono state anche tante altre modifiche, magari ne vediamo un po’ mentre guardiamo da vicino qualcuno degli incriminati, che dite?

Cominciamo a vedere un po’ di Cinodonti, dai

All’inizio del Triassico compare il grande gruppo Epicynodontia, che include tutti i Cinodonti comparsi fino al Cretaceo e anche i mammiferi. Uno dei suoi primi rappresentanti è il piccolo Thrinaxodon, dal Triassico iniziale del Sudafrica, che da ora in poi chiameremo Giuseppe. Giuseppe ha già una serie di caratteristiche da mammifero, legate soprattutto ai voluminosi muscoli masticatori. Tra queste, una cresta sagittale (una cresta ossea sul cranio, che serve per l’attacco di potenti muscoli della masticazione, immaginate una cresta da Mohicano ma in osso) e un arco zigomatico dalla curva ampia. Ma è anche già dotato di un doppio condilo occipitale, tipico dei mammiferi (i rettili ne hanno uno solo).

Piccolo inciso 3 (ci sto prendendo gusto): il condilo occipitale è l’articolazione alla base del cranio che lo collega alla prima vertebra cervicale, l’Atlante.

Le sue vertebre dorsali sono divise in 13 toraciche e 7 lombari, queste ultime con costole molto brevi e fuse alle vertebre stesse. Anche le zampe e le loro articolazioni subiscono un cambiamento (simile a quello che vedremo per gli Arcosauri nel prossimo capitolo) che porta Giuseppe ad avere una postura eretta con le zampe sotto al corpo, invece che spaparanzate ai fianchi.

Ecco Giuseppe in tutta la sua gloria. Image credit: Nobu Tamura, CC BY 2.5 

Giuseppe però era una divergenza all’interno di Epicynodontia, da cui comparirà, dalla fine del Triassico iniziale, l’importante gruppo Eucynodontia, che si differenzierà in Cynognathia e Probainognathia (da quest’ultimo evolveranno i mammiferi).

Dei Cynognathia fa parte il clade (cioè gruppo monofiletico, derivante da un unico antenato comune) Gomphodontia, che include le famiglie Diademodontidae e Traversodontidae, che erano erbivore. Ve l’ho già detto, i Cinodonti erano principalmente piccoli carnivori, quindi pare giusto parlare anche di quelli che hanno scelto di essere alternativi.

Tra i Diademodontidi, provenienti da Africa e Sud America, vi cito Diademodon, che dà il nome alla famiglia e ha un nome da Digimon, quindi è figo. Aveva un’ottima occlusione dentale (vi ho detto cos’è qualche paragrafo sopra), che vuol dire la possibilità di masticare e, quindi, modificare i denti per adattarsi a un ampio spettro di nicchie ecologiche. Si tratta di una prima volta tra i tetrapodi, quindi segnatevelo, è importante.

Io Diademodon però non lo definirei proprio come carino. Chissà cosa ne penserebbero i Furry? Image credit: Mojcaj, CC BY-SA 3.0 

I Traversodontidi, invece, sono stati i Cinodonti erbivori di maggior successo, se ne conoscono più di 20 specie, Come Massetognathus o Scalenodon; quest’ultimo è particolare per via del movimento della sua mandibola, che scorreva avanti e indietro lungo la mascella, triturando così il cibo tra le faccette affilate dei denti. L’occlusione dentale è una figata.

Passiamo ai Probainognathia

Facciamo così, dai, che un paragrafo troppo lungo rompe anche i maroni.

Vi ho già detto che i Probainognathia sono il clade che porterà alla comparsa dei mammiferi, e penso che ricalcherò di nuovo il concetto nel corso del testo. Stacce.

Iniziamo guardando la famiglia Chiniquodontidae, piccoli carnivori che hanno avuto un enorme successo nel Triassico medio e tardo, dotati di un bel testone e di un corpo allungato e snello. Le loro costole lombari sono molto ridotte; dato che nei mammiferi sono completamente assenti, questo potrebbe significare l’evoluzione del diaframma, uno degli step più importanti verso la mammiferificazione (termine appena inventato da me).

Questo è il simpatico Probelesodon, un rappresentante della famiglia Chiniquodontidae. Che comunque, io continuo a mettere immagini, ma visto un Cinodonte visti tutti. Image credit: Smokeybjb, CC BY-SA 3.0 

Le 3 famiglie più vicine alla comparsa dei mammiferi però sono Tritheledontidae, Tritylodontidae e Brasilodntidae, e mannaggia a chi ha pensato che questi nomi fossero una buona idea.

Tritheledontidae e Tritylodontidae (ripetetelo 5 volte velocemente) sono molto simili ai mammiferi, e insieme formano il clade Mammaliamorpha, nome che più ovvio di così non si riesce.

Dei Tritheledontidae non si sa molto, a parte che hanno un brutto nome, ma non è colpa loro. Se ne conoscono 7 specie, dal tardo Triassico (e inizio Giurassico, ma questo non ci interessa ancora) di Africa e Sud America. Avevano un sacco di caratteristiche da mammifero, tra cui la capacità di masticare tramite movimenti laterali della mandibola. Questo era possibile grazie a una peculiarità della mandibola stessa: le due emimandibole erano unite solo tramite del tessuto connettivo, a differenza dei rettili in cui invece sono saldamente fuse tra di loro. Questa struttura e mobilità sono tipiche anche dei mammiferi.

Questo è Riograndia, un membro della famiglia Tritheledontidae. È così noioso che non so che altro dire. Image credit: Nobu Tamura, CC BY-SA 4.0 

I Tritylodontidae sono la terza famiglia di Cinodonti a sviluppare una dieta erbivora. Sono stati trovati un po’ in tutto il mondo, e le circa 17 specie conosciute all’interno della famiglia spaziano dal tardo Triassico a inizio Cretaceo. In questo lungo lasso di tempo hanno variato parecchio nelle dimensioni, con crani tra i 4 e i 22 centimetri di lunghezza, ma mantenendo sempre un aspetto simile a quello di attuali roditori o insettivori.

Kayentatherium è un tritylodontide. Risale a inizio Giurassico, ma l’immagine è bella quindi l’ho scelto lo stesso, che tanto l’idea la rende. Image credit: Nobu Tamura, CC BY-SA 4.0 

Sia  Tritheledontidae che Tritylodontidae hanno interessanti caratteristiche avanzate da mammifero. Le vertebre cervicali sono brevi e molto mobili, quelle dorsali sono ben differenziate dalle lombari. I cinti articolari (sia quello scapolare che quello pelvico) sono evoluti in modo da consentire agli animali un’ampia gamma di movimenti. Sommando tra di loro tutte queste informazioni, è probabile che queste due famiglie di Cinodonti si muovessero come dei mammiferi: cosa vuol dire? Significa che, mentre camminavano, flettevano la colonna vertebrale in su e in giù, in modo da allungare la falcata. È probabile che ritmassero il loro respiro alla stessa maniera dei mammiferi moderni, inspirando quando la colonna vertebrale è più distesa ed espirando quando le zampe sono sotto al corpo e la schiena si inarca. Questo è un adattamento molto importante per gli animali a sangue caldo, perché permette di sostenere l’elevato metabolismo pompando velocemente ossigeno, e queste due famiglie di Cinodonti potrebbero essere le prime ad averlo sviluppato.

I Brasilodontidae sono forse ancora più vicini all’origine dei mammiferi rispetto a  Tritheledontidae che Tritylodontidae. Risalenti al Triassico finale, erano piccoli animali insettivori, con un cranio di appena 4 centimetri. Tra le caratteristiche che li avvicinano ai mammiferi ci sono il muso allungato, un promontorio sul cranio per ospitare la coclea (cioè l’orecchio interno), oltre a una serie di modifiche nella dentizione, tra cui un ritardo nello spuntare dei denti giugali.

Questo è Brasilitherium riograndensis, tonto quanto un sacco di patate e altrettanto affascinante. Image credit: Smokeybjb, CC BY-SA 3.0

I primi mammiferi

I primi veri mammiferi compaiono nel tardo Triassico, ma i fossili sono estremamente incompleti, i primi reperti decenti risalgono all’inizio del Giurassico (quindi non ve ne parlerò qua, che l’ho già tirata per le lunghe). Comunque, tutti i primi mammiferi hanno in comune le piccole dimensioni, solitamente entro i 15 centimetri di lunghezza (non fate battute su altre lunghezze che vi conosco) e una forma simile a quella degli attuali piccoli mustelidi. 

Il più antico conosciuto tra i primi mammiferi è Adenobasileus, dall’inizio del tardo Triassico del Texas. L’unico reperto conosciuto di questo animaletto è una scatola cranica, quindi potete immaginare da soli che non se ne può sapere vita, morte e miracoli. Per tristemente patetica che sia la quantità di reperti in nostro possesso, bastano comunque a riconoscere alcune caratteristiche diagnostiche dei mammiferi. Tra queste, la trasformazione dell’epiterigoide (un elemento osseo che si trova nella zona temporale del cranio, dietro l’orbita), che negli amnioti è generalmente una sottile striscia di osso, in una struttura molto allargata chiamata alisfenoide. 

Una ricostruzione, molto speculativa, di Adenobasileus. Ha tutto inizio da qui. Image credit: Nobu Tamura, CC BY 3.0 

I prossimi mammiferi li vedremo durante il Giurassico, ma non aspettatevi cose super interessanti o da fare “WOW”. In fondo l’era dei mammiferi deve ancora arrivare, il Mesozoico è il regno dei Dinosauri e dei rettili. Ed è proprio di loro che parlerò nel prossimo capitolo, il Triassico parte 2! Restate sintonizzati e non cambiate canale!