Breve storia della vita sulla Terra – Il Triassico Parte 3

di Roberto Cavicchi
– Paleontologia

Crediti: immagine presa dal sito meteorologiaenred.com

Va bene, ci siamo vè: la conclusione del Triassico, che è stato tirato ben per le lunghe. Un periodo geologico così brenso di roba che gli ho dovuto dedicare ben 3 capitoli, ormai me lo sogno di notte.

Se vi siete persi le puntate precedenti sono molto deluso, ma potete recuperare qua la Parte 1 (con inquadramento geologico e l’evoluzione dei primi Mammiferi) e qui la Parte 2 (con Arcosauri, antenati dei Coccodrilli e primi Pterosauri). 

In questo capitolo finalmente arriveremo ai Dinosauri. State già fremendo? Vi siete già strappati le mutande? La mia risposta è sì a entrambe, quindi bando alle ciance, diamoci da fare.

La lunga strada verso i Dinosauri

Ok, ci siamo, è quasi il momento, stiamo per arrivare ai Dinosauri, ma prima dobbiamo fare un passetto indietro e tornare a parlare di Avemetarsalia.

Nella Parte 2 vi ho citato Scleromochlus, alla base di Avemetarsalia ma più vicino agli Pterosauri, quindi adesso vediamo qualcosa di più dinosauroso.

Proveniente dal Triassico medio dell’Argentina, Marasuchus è molto simile ai Dinosauri. Questo affarino insignificante era lungo meno di mezzo metro, un tacchino sarebbe riuscito a infilargli la testa nel cesso senza problemi (e probabilmente lo avrebbe fatto, i tacchini sono persone orribili), ma il suo scheletro ha già molti caratteri dinosauriformi. Alcune di queste caratteristiche sono il collo che forma una S molto curva (collo da cigno), un arto anteriore lungo meno della metà di quello posteriore e un calcagno molto ridotto (1/3 dell’astragalo).

Una rappresentazione fin troppo lusinghiera di Marasuchus, prima che un bullo lo smutandasse. Image credit: FunkMonk, CC BY-SA 3.0 

Vicinissimi alla base dei Dinosauri sono i Silesauridi, un gruppo di rettili “fratello” di Dinosauria (cioè probabilmente con un antenato in comune). Di dimensioni variabili ma difficilmente maggiori di 3 metri di lunghezza, erano animali leggeri e snelli, prevalentemente quadrupedi. La loro dieta è incerta, al momento non si è capito bene se fossero erbivori od onnivori. Il più antico tra i Silesauridi è Asilisaurus, ritrovato in Tanzania e risalente all’inizio del Triassico medio. Questo è molto importante, perché retrodata di almeno 15 milioni di anni la comparsa dei Dinosauri rispetto a quello che ci dice la documentazione fossile.

Asilisaurus, fratello sfigato dei Dinosauri. Image credit: Smokeybjb, CC BY-SA 3.0

I primi Dinosauri

Campane a festa! Ci siamo! I primi veri Dinosauri! Dove, quando, perché?

Beh, per il dove ci troviamo in Argentina, e per il quando siamo nel tardo Triassico, circa 230 milioni di anni fa. Ricordate però quello che ho scritto sopra sui Silesauridi, la loro origine probabilmente è da ricercare nel Triassico medio. Quanto al perché, chiedete a un filosofo.

Circa nello stesso momento compare sulla Terra anche Al Bano armato di fucile da caccia, per dare il via a una lenta ma metodica operazione di sterminio. Sì, a me la cosa di Al Bano e i Dinosauri fa ancora ridere.

I primi Dinosauri conosciuti sono Eoraptor ed Herrerasaurus. Se non vi suonano familiari, è perché nessuno di loro è entrato nel franchise di Jurassic Park, poco spettacolari forse.

Eoraptor era un affarino piccolino, un metro di lunghezza, e di fisico esile. Si tratta di uno dei Dinosauri più basali (se non il più basale) conosciuti, ma ha già alcune caratteristiche distintive, come il sacro composto da 3 vertebre e l’assenza dell’osso postfrontale.

Eoraptor, uno dei più antichi Dinosauri conosciuti. Image credit: Nobu Tamura, CC BY-SA 4.0 

Herrerasaurus era già più divertente, un bel carnivorone di quelli che fanno successo alle feste in piscina. Lungo 3 metri, massiccio e muscoloso, attirava sguardi di desiderio e invidia sulle spiagge triassiche. L’aspetto era già quello tipico di un dinosauro carnivoro, aveva delle braccia corte ma mani forti dotate di 3 dita funzionali, probabilmente utili per afferrare le prede. Aveva alcune caratteristiche tipiche dei Dinosauri, come l’acetabolo (articolazione del bacino col femore) completamente aperto e il femore piegato verso l’interno. Queste sono delle Sinapomorfie, cioè caratteri condivisi derivanti da un antenato comune, utili per ricostruire la filogenetica. Ad esempio, Marasuchus non aveva queste caratteristiche, per cui se ne sta fuori dal gruppo dei Dinosauri.

Herrerasaurus, autentico chad dei dinosauri triassici. Image credit: Fred Wierum, CC BY-SA 4.0 ; Mike BRZ, CC BY-SA 3.0

Questione di bacino

No, niente sederi sodi e movimenti sexy, a meno che non abbiate gusti molto strani, io comunque non giudico. La forma del bacino è utile per dividere i Dinosauri in due grossi ordini principali, Saurischia e Ornitischia.

I Saurischi hanno un “bacino da lucertola”, e nell’ordine sono inclusi non solo tutti i Dinosauri carnivori, ma anche i Sauropodi, grandi giganti dal collo lungo. Il bacino in questione è caratterizzato dal pube che punta in avanti e da ischio orientato all’indietro.

Un disegno che vi spiega meglio delle mie parole com’era fatto il bacino dei Saurischi. Image credit: AdmiralHood, CC BY-SA 3.0 

Gli Ornitischi hanno il “bacino da uccello”, ma, in maniera del tutto controintuitiva, non è da qui che gli uccelli si sono evoluti. Tutti gli appartenenti a questo ordine sono erbivori. Nel loro caso, il pube è parallelo all’ischio, mentre sul lato frontale è presente un processo prepubico.

Stessa cosa ma per gli Ornitischi. Image dredit: AdmiralHood, CC BY-SA 3.0 

Il bacino è sicuramente una parte anatomica distintiva dei Dinosauri, ma non l’unica. Tra le caratteristiche legate agli arti posteriori e al raggiungimento della postura eretta c’è il già citato acetabolo del tutto aperto. Il riorientamento delle gambe ha portato anche a cambiamenti nelle articolazioni del ginocchio e della caviglia, che si semplificano fino a funzionare come dei cardini. Nel piede, le dita 1 e 5  si riducono moltissimo di dimensione, i Dinosauri camminavano sulle dita 2, 3 e 4 senza appoggiare la pianta del piede (una postura digitigrada).

I primi Saurischi

I Saurischia sono il mio preferito dei due ordini in cui sono divisi i Dinosauri. È al loro interno che si possono trovare sia i più grandi carnivori che i più grandi animali mai comparsi sulla terraferma. Sono un bimbo semplice e tanto mi basta.

I Saurischi sono divisi in due gruppi: Teropodi e Sauropodomorpha.

I Teropodi includono tutti i dinosauri carnivori dal Triassico superiore in poi. Notate bene un paio di cose però: sebbene tutti i carnivori fossero Teropodi, non tutti i Teropodi erano carnivori, e, benché fossero carnivori, Eoraptor ed Herrerasaurus non rientrano nel gruppo. Naturalmente su questo non c’è concordanza al 100%, e alcuni ricercatori ritengono che gli Herrerasauridi siano i primi Teropodi, ma per lo più vengono ritenuti Saurischi basali.

I primi veri Teropodi conosciuti sono i Coelophysis, un genere di carnivori piccoli, snelli e con la faccia da scemo. Vissuti tra il tardo Triassico e il Giurassico iniziale, erano predatori leggeri, dal cranio esile e affusolato, lunghi circa 3 metri. Sono tra i Dinosauri meglio conosciuti, perché nella località di Ghost Ranch, in New Mexico, ne sono stati trovati un centinaio. Un assembramento in cui è stato possibile riconoscere sia adulti che cuccioli. 

“Fidatevi, se date un dito a un Coelophysis, quello si prenderà tutto il braccio.” Image credit: Petrified Forest, CC-BY-2.0

Non si sa con certezza cosa abbia provocato tutta questa morte, si ipotizza un disastro naturale come un’alluvione lampo. Io, personalmente, penso ad Al Bano.

Per un po’ i Coelophysis hanno goduto della poco lusinghiera fama di cannibali: all’interno delle gabbie toraciche di alcuni degli adulti di Ghost Ranch, infatti, sono state trovate ossa attribuite inizialmente a cuccioli della loro specie. Studi successivi hanno rivelato però come si trattasse di piccoli Crocodylomorfi, una preda del tutto accettabile. Recentemente uno studio ricostruttivo in grafica 3d computerizzata (parole da far girare la testa), ha mostrato come i Coelophysis “scodinzolassero”, cioè muovessero la coda lateralmente in sincronia con la loro andatura, per controllare il moto angolare: un po’ come il nostro ondeggiare le braccia mentre camminiamo. Data che la struttura scheletrica dei Teropodi è rimasta pressoché invariata fino a fine Cretaceo, è ipotizzabile che anche gli altri appartenenti a questo gruppo condividessero questa caratteristica.

I Teropodi andranno incontro a una grande differenziazione dal Giurassico in poi, ne parleremo di più nei prossimi capitoli.

I Sauropodomorpha sono l’altra faccia dei Saurischi, animali che nel corso della loro lunga evoluzione hanno raggiunto dimensioni pazzesche e maestose. Le loro origini, però, sono piuttosto diverse.

Tra i Sauropodomorfi più basali possiamo trovare il piccolo Thecodontosaurus, leggero, lungo appena 2,5 metri e bipede. Abbastanza diverso dagli animali immensi solitamente associati a questo gruppo. Però ha già alcune caratteristiche tipiche, come il cranio relativamente piccolo (circa il 5% della lunghezza del corpo), mandibola con la punta curva verso il basso, denti lanceolati (cioè dalla forma vagamente di foglia, ellittici ma con l’estremità appuntita) con le corone seghettate, e un collo lungo con 10 vertebre cervicali. Le prime 3 dita erano dotate di artigli (il pollice in particolare ne aveva uno molto grande), mentre le dita 4 e 5 ne erano prive. Questo forniva a Thecodontosaurus sia un’arma difensiva che un’ampia scelta di strumenti per scaccolarsi.

Uno dei primi Sauropodomorpha, Thecodontosaurus non lasciava presagire come si sarebbe evoluto il gruppo. Image credit: Mario Lanzas, CC BY-SA 4.0 

Un Sauropodomorfo più derivato è Plateosaurus, che tra l’altro è uno dei Dinosauri triassici meglio conosciuti. I suoi resti fossili sono stati trovati da più di 50 località sparse per l’Europa, e solo a Trossingen (Germania) sono stati trovati gli scheletri di 35 esemplari (e frammenti di altri 70) di tutte le età. Una moria, quella di Trossingen, per la quale ci sono varie ipotesi: una delle più probabili pare che il branco sia rimasto intrappolato in un pantano senza riuscire a uscirne. Il fatto che gli scheletri, spesso interi, siano stati trovati accovacciati in una posizione prona, con le zampe intrappolate sotto di loro, fa propendere per questo scenario. Però voi sapete già cosa ipotizzo io. Felicitààààààààààààà.

Plateosaurus è già più simile a quello che diventeranno i Sauropodi. Image credit: Nobu Tamura, CC BY 2.5 

Plateosaurus era un animale piuttosto grande, lungo fino a 7 metri, ma come Thecodontosaurus anche lui era bipede. Le sue proporzioni però sono molto più massicce, per poter sostenere il suo notevole peso. La sua articolazione mandibolare in posizione bassa, unita ai suoi denti seghettati, gli dava possibilità di strappare a morsi materiale vegetale coriaceo, ma non di masticarlo (i movimenti laterali della mandibola non erano possibili). Non si sa bene come facessero a digerire queste enormi quantità di materia vegetale: l’ipotesi che utilizzassero sassi ingoiati apposta per fare una seconda masticazione nello stomaco (un po’ come alcuni uccelli attuali) pare poco attendibile. È possibile che la tenessero a lungo nel sistema digerente. Accendere un fiammifero in prossimità di un branco di Plateosauri sarebbe potuto essere il vostro ultimo errore.

Ma i primi Sauropodi (cioè il gruppo di dinosauri che diventerà di dimensioni giga colossali CHEFIGHIWOW) compariranno all’inizio del Giurassico.

I primi Ornitischi

Ornitischia è l’altro grande ordine in cui sono divisi i Dinosauri. Classificati in base al loro bacino da uccello (vedi sopra, e comunque minchia le battute da terza media che non mi viene la voglia di fare) gli Ornitischi erano tutti erbivori, al meglio delle nostre conoscenze. È da questo ordine che spunteranno alcuni Dinosauri molto famosi, come gli Stegosauri, i Triceratopi, gli Anchilosauri o gli Adrosauri. Tutte queste superstar della preistoria però arriveranno tra molti milioni di anni rispetto al punto in cui ci troviamo ora.

Gli Ornitischi compaiono tardi nel Triassico, e i loro fossili sono piuttosto rari fino al Giurassico.

Forse il primo, o almeno il più primitivo conosciuto, è Pisanosaurus mertii, il quale, nonostante il nome, non è stato trovato in Toscana ma in Argentina. Conosciuto solo grazie pochi frammenti ossei del cranio e degli arti, questi bastano per osservare una particolarità degli Ornitischi. I suoi denti erano posizionati piuttosto all’interno della mandibola, lasciando quindi un ampio spazio laterale. È quindi probabile che Pisanosaurus avesse le guanciotte, utili per conservare il cibo in bocca mentre dell’altro viene masticato, una caratteristica tipica di Ornitischia. Devo però calcare il forse di inizio paragrafo: studi degli ultimi anni suggeriscono che Pisanosaurus non solo non sia un Dinosauro ornitischio, ma che non sia proprio un Dinosauro e si tratti invece di un Silesauride (vedete inizio capitolo se non vi ricordate cosa sono i Silesauridi). Un dibattito che sicuramente ci lascerà tutti col fiato sospeso ancora a lungo.

Pisanosaurus a Livorno non si deve far vedere. Image credit: Nobu Tamura, CC BY-SA 4.0 

Molto meno incerto è invece il piccolo Eocursor parvus, l’Ornitischio meglio conosciuto del Triassico superiore. Era un affarino insignificante, lungo circa 1 metro, con arti posteriori ben adattati alla corsa e mani relativamente grandi.

Eocursor, che boh, forse sarebbe stato un buon animale domestico. Image credit: Nobu Tamura, CC BY 2.5; Slate Weasel, Public Domain 

Come per gli altri gruppi di Dinosauri che ho menzionato finora, anche gli ornitischi andranno incontro a una fenomenale diversificazione durante il Giurassico, per cui li vedremo di più nei prossimi capitoli.

I Rettili marini

Quando si parla di animali preistorici famosi, i Dinosauri prendono il primo posto, ma Pterosauri e rettili marini si acchiappano un secondo posto condiviso e poco distante.

Il ritorno dei rettili al mare lo avevamo già visto nel Permiano (che avete letto, vero? Non c’è bisogno che io vi metta qua ‘sto link per recuperarlo, giusto?), quando il piccolo Mesosaurus decise di mandare a fanculo la terra emersa, e chi può dargli torto?

I rettili marini triassici non sono imparentati con Mesosaurus, ma condividono le sue scelte di vita. Un’altra cosa che condividono, tra di loro però e non con Mesosaurus (di cui non parlerò più), è il particolare assetto del cranio, definito Euriapside.

Se vi ricordate, nel capitolo sul Permiano (link sopra) avevo parlato di “finestre temporali”, e di come queste particolari aperture nel cranio fossero utili per suddividere in categorie gli Amnioti. 

Il cranio degli Euriaspidi  era caratterizzato da una finestra temporale sola, che si apriva nel punto di contatto tra le ossa parietale, squamosale e postorbitale. Questa condizione probabilmente si è evoluta dai Diapsidi (guardate l’articolo sul Permiano se dovete rinfrescarvi la memoria). Inoltre, il gruppo Euryapsida sarebbe di origine polifiletica, cioè privo di un antenato comune.

Uno schemino di un cranio euriapside. Le abbreviazioni sono come seguono: p, parietale; po, postorbitale; sq, squamosale; j, giugale; qj, quadratogiugale; q, quadrato. Image credit: Derivative work, CC BY-SA 3.0 

Durante il Triassico erano presenti cinque gruppi di rettili marini, che, SPOILER ALERT, adesso andremo a vedere, anche perché sennò che ci stiamo a fare qua?

I primi tre che andiamo a vedere appartengono al superordine dei Sauropterygia.

I Placodonti sono Sauropterigi basali, esterni a quella che sarà l’evoluzione principale del gruppo. Idrodinamici quanto un ferro da stiro, questi rettili potrebbero essere facilmente interpretati come animali terrestri, ma i loro fossili sono stati trovati in sedimenti di fondali marini poco profondi. Erano animali massicci, la loro coda non era verticalizzata per fungere da propulsore, e le zampe non erano modificate per diventare pinne. Il loro ventre era coperto da elementi ossei noti come Gastralia (presenti anche in altri rettili, tra cui gli attuali Coccodrilli), e alcune specie avevano un’armatura ossea sul dorso. I crani erano massicci e triangolari, e i denti erano molto particolari. Le loro bocche erano dominate da denti molto grandi, sia sopra che sotto, e anche sul palato. La forma dei denti, unita alla forma del cranio, che massimizza la potenza del morso nella zona dei denti più grandi, fa supporre che la loro dieta fosse composta da molluschi e animali dal guscio molto duro.

Questo è Placodus, il Placodonte tipo. Nella foto, invece, potete vedere meglio quello che ho cercato di descrivervi male sopra. Image credit: Nobu Tamura, CC BY 3.0; Ghedoghedo, CC BY-SA 3.0 

Il sottogruppo Eusauropterygia contiene animali che, se non altro, apparivano un po’ più adattati alla vita acquatica.

Al suo interno, i Pachipleurosauri erano rettili di piccole dimensioni, tra i 20 centimetri e il metro di lunghezza. Erano esili e di forma allungata, in particolare collo e coda, che era usata come propellente durante il nuoto. I loro cinti articolari erano di dimensioni ridotte e non saldamente fusi al corpo, e questo significa che i Pachipleurosauri non frequentavano molto la terra emersa. Non ci andavano neppure per riprodursi: sono stati trovati Pachipleurosauri fossili, in Cina, di femmine incinta, con tanto di embrione al loro interno. Questo vuol dire che davano alla luce piccoli già vivi, cosa che gli evitava la rottura di maroni di dover andare a deporre le uova sui litorali, con tutti quei predatori, tormentoni estivi e tornei di beach volley.

I Pachipleurosauri, tra gli animali meno cagati della preistoria. Quello nel disegno è un Keichousaurus hui, dalla Cina. Image credit: Nobu Tamura, CC BY 2.5 

I Notosauri invece, boh, non è che ci sia tanto di interessante da dire. Assomigliavano parecchio ai Pachipleurosauri, ma erano molto più grandi, con dimensioni che andavano da 1 a 4 metri di lunghezza. I loro crani erano più allungati, le finestre temporali erano più grandi, ma non è che ci fosse molta differenza a parte questo.

Ecco il Notosauro Ceresiosaurus. Se non vi avessi detto che è un Notosauro non avreste visto differenze da un Pachipleurosauro. Image credit: Dmitry Bogdanov, CC BY 3.0 

I più famosi tra i Sauropterigi sono sicuramente i Plesiosauridi, che suppongo sappiate tutti di cosa si tratta, perché dai cazzo… Questi rettili marini saranno sulla cresta dell’onda (pun intended) per tutto il Giurassico e Cretaceo, e quindi li vedremo molto meglio nei prossimi capitoli. Il più antico conosciuto però proviene da livelli del tardissimo Triassico tedesco. Nominato Rhaeticosaurus mertensi, si tratta di una scoperta relativamente recente (pubblicata nel 2017).

Fuori da Sauropterygia

Ci sono altri due gruppi di rettili marini di cui voglio parlarvi. Come potrebbe avervi suggerito il titolo del paragrafo, questi non facevano parte del gruppo Sauropterygia, ma non per questo sono privi di importanza, in particolare uno di loro. Ma andiamo per gradi.

I Thalattosauri erano dei rettili marini di dimensioni modeste, attorno ai 4 metri di lunghezza, i cui resti fossili sono conosciuti solo da livelli Triassici. Erano di forma allungata e snella, con code alte e appiattite utilizzate per dare la spinta durante il nuoto, e arti poco modificati ancora molto simili a zampe più che a pinne. Se state pensando “sì ma che palle”, non mi sento di darvi torto, non sono molto emozionanti.

Questo è il Thalattosauro italiano Endennasaurus acutirostris. Image credit: Nobu Tamura, CC BY 3.0

Gli Ittiosauri però. Oh, gli ittiosauri sono dei gran fighi porca miseria. Tra i miei preferiti di tutta la preistoria. Erano i più adattati alla vita acquatica tra tutti i rettili marini, e guardandoli non è difficile capirlo. Erano di forma molto simile agli attuali delfini, con corpo allungato, collo estremamente accorciato, arti totalmente modificati per diventare pinne. Il loro cranio era molto allungato, e dominato da occhi enormi: l’Ittiosauro del Giurassico Temnodontosaurus detiene il primato per i più grandi occhi del regno animale, 30 centimetri in diametro. Le loro fauci erano allungate e, tipicamente, piene di denti conici e bassi. Sembrerebbero adatti a una dieta di cefalopodi e pesci guizzanti, ma non solo. Un fossile di Guizhouichtyosaurus (d’ora in poi lo chiamerò Beppe), un Ittiosauro del Triassico medio, circa 240 milioni di anni fa, è stato trovato con il busto di un Thalattosauro dentro lo stomaco. Beppe era un bel bestione, lungo 6 metri, e il Thalattosauro, anche se lungo 4 metri, era molto più esile. Beppe deve aver dato un morso potente al Thalattosauro, al punto di fratturargli la spina dorsale, per poi farlo a pezzi con violenti scossoni della testa e, infine, ingerirne il torso in un sol boccone. Poco dopo Beppe è morto per cause sconosciute. Gli Ittiosauri sono fottutamente death metal. Beppe però non era l’unico Ittiosauro figo del Triassico. 

Recentemente, in Nevada, è stato scoperto un Ittiosauro nominato Cymbospondylus youngorum (che adesso chiamerò Gigi), risalente al Triassico medio, circa 246 milioni di anni fa. Gigi è comparso solo 3 milioni di anni dopo (circa) i primi Ittiosauri, che non è mica tanto. Eppure sono bastati 3 milioni di anni di evoluzione perché Gigi fosse un gigante lungo 17 metri, di cui 2 solo di cranio. Gigi era quasi sicuramente il più grande animale al mondo del suo periodo, e probabilmente il primo animale veramente gigante apparso sulla Terra. Non so se si diventa più epici di così, secondo me no.

Questo è Shonisaurus, un Ittiosauro del Triassico superiore. Per darvi un’idea, poteva raggiungere i 20 metri di lunghezza. Image credit: Nobu Tamura, CC BY 2.5 

Anche gli ittiosauri davano alla luce piccoli vivi, anche perché per loro tornare a riva era proprio impossibile. Questo è dimostrato da alcuni esemplari fossili con embrioni al loro interno. Alcuni, particolarmente impressionanti, mostrano la madre con il feto parzialmente fuoriuscito. La versione romantica di questi fossili è che si tratti di una madre morta durante l’atto del parto. Molto più probabilmente, l’animale era morto mentre gravido, e i gas della putrefazione hanno spinto fuori parte del feto. Io non so se di può essere più death metal di così, devo mettermi in contatto con i Cannibal Corpse per proporre un concept album sugli Ittiosauri.

Gli Ittiosauri erano animali meravigliosi, e saranno grandi protagonisti della vita marina per tutto il Giurassico e buona parte del Cretaceo, quindi questa non è l’ultima volta che ne sentirete parlare.

Qualche altra cosina

In questi 3 capitoli sul Triassico abbiamo visto le cose super principali, i grandi protagonisti. Ora, è impossibile parlarvi di tutto quello che è successo durante questo (o qualunque) periodo geologico, nessuno ha le competenze per farlo, di certo non io, e comunque che due balle. Quindi adesso vi faccio un excursus veloce veloce su altra roba che ha fatto il favore di saltare fuori in questo periodo, già pieno di suo.

Tra gli anfibi, non ci sono ancora le forme moderne che conosciamo oggi, le prime tracce fossili le abbiamo dal Giurassico, però iniziano a vedersi le prime protorane. Triadobatrachus, Madagascar, e Czatkobatrachus, Polonia, risalgono al Triassico iniziale. Hanno già ridotto numero di vertebre, costole di dimensioni minori, ilio allungato e la testa dalla forma tipica. Forse avevano già una moderata capacità di salto. Di certo non c’era nessuno a dargli un bacetto. La Regina Elisabetta era già occupata da un pezzo a regnare sull’Inghilterra, e ad Al Bano interessa solo sterminare i dinosauri.

Sempre nel Triassico compaiono anche le prime tartarughe. Non si sa bene ancora quale sia la loro origine: paleontologicamente sembrano proprio dei Pararettili, imparentate con i Pareiasauri (se questi nomi non vi dicono nulla, riguardate il Permiano). Lo studio molecolare, invece, le colloca tra i Diapsidi Arcosauromorfi.

Quale che sia la loro origine, la prima Tartaruga conosciuta è Odontochelis, dal Triassico superiore. Questo fossile, oltre a fornirci un orizzonte per la comparsa delle tartarughe, mostra come si sia evoluto prima il piastrone (cioè la parte di scudo ventrale), e solo in seguito, da costole ingrandite e modificate, il carapace.

Un’altra tartaruga del Triassico superiore è Proganochelys. Dotata di un cranio estremamente solido e massiccio, privo di finestre temporali (anapside). La sua bocca era a becco, come le tartarughe attuali. Il suo carapace era molto grande, formato da grosse placche ossee fuse tra loro. Quelle del bordo laterale formavano dei margini aguzzi verso l’esterno.

No dai, non di nuovo però

Alla fine del Triassico, la vita sulla Terra stava giusto riprendendo fiato. Tornare a livelli elevati di biodiversità era stato un lavoraccio, la grande estinzione di fine Permiano era stata una mega batosta a livelli mai visti. Sembrava impossibile, ma ce l’avevano fatta (taaa-naaa-na-na-na-na). 

Ecco allora che era arrivato il momento per la quarta grande estinzione di massa nella storia del pianeta! Mapporc!

Le datazioni collegano questo evento di estinzione con un marcato aumento dell’attività vulcanica della Provincia Magmatica dell’Atlantico Centrale, che avrebbe poi innescato una serie di conseguenze simili a quelle già viste per la fine del Permiano.

Il limite tra Triassico e Giurassico è posizionato a 201,564 milioni di anni fa, e i cicli eruttivi sono avvenuti in 4 blocchi con intervalli di circa 600 mila anni. Il grosso aumento di carbone nei livelli di quel periodo fa dedurre che una conseguenza immediata delle eruzioni sia stato un grande numero di  incendi.

L’estinzione di fine Triassico non è stata tremenda come quella precedente, di fine Permiano, ma il livello di gravità è stato paragonabile a quello che poi metterà fine al mondo dei Dinosauri circa 140 milioni di anni dopo. 

Chi salutiamo a fine Triassico? Una lista completa, lo sapete, non ve la faccio, ma spero non vi foste affezionati troppo a Crurotarsi come Phytosauri, Ornitosuchidi e Rauisuchidi. Nel mare, non mettetevi a piangere, ma bisogna salutare Placodonti, Eosauropterigi e Thalattosauri, oltre ad alcuni gruppi di Ittiosauri.

I Dinosauri, invece, se la caveranno alla grande, anzi, beneficeranno tantissimo da questa estinzione, che permetterà loro di diversificarsi di brutto durante il Giurassico.

Ecco, ci siamo, 3 capitoli in tutto per presentarvi il Triassico. Un periodo strano e straordinario, chiuso tra 2 delle più grandi estinzioni di massa nella storia della Terra, e durante il quale sono comparsi, beh, quasi tutti. Dinosauri, Pterosauri, rettili marini, mammiferi, antenati dei coccodrilli, tartarughe, quanta roba ha deciso di darsi appuntamento in questi 50 milioni di anni. In pochi considerano il Triassico, perché saranno il successivo Giurassico, e poi il Cretaceo, il vero regno dei grandi rettili, il periodo su cui in tanti fantastichiamo.

Eppure il Triassico è stato incredibile in un modo tutto suo. Se avete avuto una pazienza che io non avrei mostrato, e siete arrivati fin qua in fondo, spero che ora sarete d’accordo con me.