In scienza e coscienza

di Riccardo Federle
– Editoriale

Nella foto sono alle prese con una delle scelte più difficili, quella che ci tedia quasi tutte le mattine: alzarsi o restare a dormire? Crediti: Riccardo Federle

Quello che sto per scrivere è già stato deciso. Io non lo so ancora, ma l’Universo, invece, ne è pienamente cosciente. Sarò coinvolgente? Conquisterò le vostre menti? Userò le parole come solo i migliori scrittori sanno fare? Accosterò i termini con arte sublimando il senso di alcuni pensieri? Forse potrei rispondere che, comunque vada, non potrebbe che andare così.

Immagino già la vostra confusione e, in parte, anche la perplessità. “Fa tante cose, ogni tanto darà di matto” penserete. E invece no: anche questa volta alla base delle mie affermazioni rimane la scienza… o quanto meno un suo tentativo.

Un articolo del 2021 di Oliver Burkemann pubblicato su “The Guardian” è infatti la principale fonte di questa teoria che vi sto per esporre. Si tratta di un’idea portata avanti da un cospicuo numero di filosofi e neuroscienziati (accostamento strano ma giudicato proficuo) i quali sembrano ritenere che gli esseri umani non posseggano affatto il “libero arbitrio”: tutte le nostre scelte sono in realtà frutto di determinate forze che stanno al di fuori del nostro controllo. In questo modo ogni singolo gesto diventerebbe la conseguenza finale di una serie di eventi a cascata regolati da leggi fisiche e sarebbe a sua volta il principio promotore delle situazioni future.

Sappiamo bene, comunque, che la scienza è fatta di teorie: i sostenitori di questi pensieri si muovono pertanto in un campo di ricerca che ancora non è arrivato ad effettive dimostrazioni. Certo è che se si riuscisse a giungere a tanto si tratterebbe di una vera rivoluzione.

Potrebbe crollare un effettivo paradigma, come è successo già più volte (per paradigma s’intende un modello teorico universalmente accettato dalla comunità scientifica fin tanto che qualcuno non dimostra il contrario). Le più grandi rotture della storia sono avvenute quando questi archetipi hanno trovato la loro fine grazie al lavoro di pensatori e scienziati: sto parlando di personaggi diventati indubbiamente noti (e qui cito solo i due, forse, più famosi ma non certo per togliere il merito ai molti altri) come Galileo Galilei che, riprendendo gli studi tolemaici ha scardinato l’idea di una terra al centro del cosmo o Charles Darwin che ha ipotizzato l’evoluzione delle specie viventi grazie alla teoria della selezione naturale.

Qui sopra è visibile un noto ritratto di Galileo Galilei (1564-1642) conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze (crediti Riccardo Federle) e una foto di Charles Robert Darwin (1809-1882) (Crediti: Pixabay)

Se davvero il mondo dovesse dimostrare questa idea potremmo rischiare di andare nel caos molto più di quanto non sia successo con le precedenti rivoluzioni citate: saremmo costretti, infatti, a concludere che perfino elogiare o dare la colpa a qualcuno per le proprie azioni potrebbe essere irragionevole. Esattamente come sentirsi in errore per i propri misfatti o infliggere punizioni ai criminali dovrebbe essere ritenuto ingiustificabile. Tutto questo perché nessuno risulterebbe davvero padrone delle proprie azioni. Ciò che è stato fatto non sarebbe potuto andare verso una direzione diversa.

Alcuni esperimenti condotti negli anni ’80 dal neuroscienziato americano Benjamin Libet sono stati utilizzati, ad esempio, proprio per comprovare queste teorie. Lui, collegando dei soggetti ad un registratore di impulsi cerebrali sembrava dimostrare come le loro scelte (attuate mediante test prefissati) fossero rilevabili nell’attività del cervello fino a 300 millisecondi prima di una presa consapevole di decisione.

Sembra, insomma, che per quanto si paventi nella nostra mente l’illusione di piena libertà rispetto al futuro che ci si prospetta davanti in verità non siamo veramente liberi di preferire neppure se far partire la giornata con la frutta o con il cioccolato.

Che tutto questo possa sembrare inquietante non si può certo mettere in dubbio. Nonostante tutto, però, c’è un aspetto che rimane focale: quello di non confondere il “determinismo” con il “fatalismo”. Se anche ammettessimo il fatto di non poter mai essere pienamente autoconsapevoli in quanto l’effettivo libero arbitrio non dipenderebbe solo dalla volontà ma da una serie di fattori geografici, temporali, sociali, caratteriali, ambientali e di benessere, ciò non vorrebbe dire che le nostre scelte smetterebbero di avere un peso. Continuerebbero infatti a contare nella nostra vita come hanno sempre fatto, assieme alle relative conseguenze.

Mai abbandonarsi allora al turbine degli eventi. Mai essere passivi e inetti di fronte al destino. “Bisogna avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è più una virtù ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene fare scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto” diceva don Lorenzo Milani in uno dei suoi testi più noti.

Anche l’arrendevolezza di fronte alle leggi del cosmo, dunque, non può essere una protezione verso le scelte che decidiamo di fare. Per quanto figlie delle forze fisiche le nostre azioni continueranno (per ora) ad essere imputabili solo a noi. Questo almeno fino a che non risolveremo quel rapporto mai del tutto chiarito tra biologia del cervello e coscienza, volontà e intelletto. D’altro canto l’universo e il cervello umano sono di gran lunga le cose più difficili da studiare. E talvolta la scienza non ha più una strada chiara e si vede costretta a cedere il passo all’opinione.

Crediti: freepik

Difficile allora tirare le fila di questo discorso. L’opinione infatti è soggettiva e non misurabile, spesso condizionata, molte volte addirittura pilotata o travisata. Non potrà mai darci quella direzione certa che il sapere scientifico vanta con tanta fierezza.

Non ci rimane, allora, che giocare la carta del compromesso: così tra scienza e opinione ci inseriamo con arguzia grazie alle nostre storie e cerchiamo di generare riflessioni. Anche quello di oggi è infatti un racconto alquanto particolare, capace quanto meno di scuotere i pensieri: in fin dei conti scegliere rimane forse il più ingrato tra i compiti dell’uomo. Ma anche quello che più ci può dare soddisfazione.