Editoriale – Un pensiero geniale

di Riccardo Federle
– Editoriale

Genio: la nostra “Lampada delle Scienze” non si fa scrupolo ad utilizzare questo termine. Anche se dobbiamo ammettere che quello nostro (di Genio), ripreso dal mondo delle fiabe, è spesso scherzoso, talvolta iracondo e a tratti persino crudele. Tutto il contrario di ciò che accadeva nel mondo antico dove il Genio era la divinità a cui gli uomini affidavano la tutela di un luogo, di un’istituzione o di una persona: un elemento buono, pertanto, in una cultura permeata dalla paura della natura e delle sue manifestazioni, giustificate spesso e volentieri con presunti atti vendicativi di divinità viziose e punitive.

Ad eccezion fatta del magico abitante della lampada ad olio, però, la genialità è oggi diversamente intesa: si tratta infatti di una disposizione naturale spiccata, una attitudine, un talento. E quindi, il Genio, più che il servo attuatore di desideri tramite il solo schiocco delle dita, è una persona in cui si manifesta una eccezionale e irripetibile capacità inventiva e interpretativa dello spirito umano.

Ciò che accade, ad esempio, in un soggetto assai noto e portato alla ribalta dal recente debutto dell’omonima serie tv: Leonardo da Vinci.

Nonostante le notevoli libertà creative degli autori della fiction che hanno quasi trasformato il tutto in una sorta di noir d’altri tempi, il successo ragguardevole del programma dimostra quanto sia ancora apprezzata la figura di questo scienziato, filosofo e artista, tanto da riuscire spesso ad oscurare il dilemma sulla sua presunta omosessualità che già in vita gli aveva provocato non pochi problemi con la giustizia.

Leonardo nacque a Vinci e fu figlio di una relazione illegittima tra il notaio Piero e la contadina Caterina. Già da giovane divenne allievo alla bottega del Verrocchio dove seppe distinguersi per le sue capacità artistiche che, ben presto, lo portarono ad avere a che fare con personaggi del calibro di Lorenzo il Magnifico e Ludovico Sforza.

In tutta la sua vita fu principalmente curioso, un uomo che non si è mai arreso di fronte ai fatti ma ha sempre cercato le cause. Con lui non si parla più solo di “empirismo”, aspetto che ha caratterizzato la scienza degli anni precedenti, ma di una deduzione razionale del pensiero che “sempre sopra li primi veri e noti principi procede successivamente e con vere seguenze in sino alla fine”.

Leggiamo in una sua biografia del 1542 che “fu tanto raro e universale, che dalla natura per suo miracolo esser produtto dire si puote: la quale non solo della bellezza del corpo, che molto bene gli concedette, volse dotarlo, ma di molte rare virtù volse anchora farlo maestro”.

Grazie a lui nacque anche quell’umanesimo scientifico che portò arte e scienza a porsi sullo stesso piano in quanto entrambe figlie dell’esperienza.

Oggi però, a questo forte senso di ricerca e di libertà che lo ha portato a diventare un esploratore diretto di tutto lo scibile umano non siamo più abituati. Saremmo mai in grado di trovare ai giorni nostri qualcuno che si interessa e studia contemporaneamente dalla musica all’architettura, dalla geologia alla botanica, all’anatomia, alla pittura, all’ingegneria e alla poesia?

No, non sarebbe possibile, perché la scienza odierna è una scienza altamente specializzata e gli scienziati, di conseguenza, sono uomini e donne estremamente dotti di piccole, minuscole fette di sapere.

Perché dunque non fare un tentativo di invertire la rotta, creando delle comunità di scienziati eterogenee che favoriscano lo scambio del sapere e la curiosità della ricerca in campi diversi?

Ecco, questo siamo noi, La Lampada delle Scienze … o almeno questo è il nostro tentativo che da qualche settimana si è allargato con una collaborazione istituzionalizzata con il Museo di Archeologia e Paleontologia Carlo Conti di Borgosesia (VC), con il quale abbiamo iniziato a condividere idee e progetti di divulgazione scientifica.