Cercatori di stelle

di Riccardo Federle
– Editoriale

MarSEC Vicenza

Una foto dove improvviso, scherzando, una conferenza sui temi del cosmo all’Osservatorio MarSEC di Marana di Crespadoro (VI). Crediti: Riccardo Federle

Di loro si sa poco o nulla. I testi più antichi li chiamano Magi e dicono che giungono da oriente. Quello che è certo è che non erano Re… e neppure solo tre. Nonostante ciò la tradizione cristiana, che conclude le feste natalizie celebrando l’Epifania, ha aggiunto in duemila anni notevoli dettagli a quanto la storia aveva già raccontato ed è arrivata a formulare anche i nomi di questi presunti Principi del Levante: Baldassarre, di origine Babilonese-caldea; Melchiorre, di provenienza fenicia e Gaspare (o Gasparre secondo altre fonti), iranica.

Personaggi dunque tanto noti quanto profondamente misteriosi che rappresentano la figura più simile, per l’epoca, a quella degli attuali ricercatori e scienziati. La stessa parola “Magi” ci viene in soccorso: lo storico greco Erodoto, infatti, pare utilizzare questo termine per identificare una tribù dei Medi (antico popolo abitante l’attuale Iran). Si trattava per lo più di sacerdoti zoroastriani dedicati allo studio dei segni della natura e, in modo particolare, esperti di astronomia.

Non risulta quindi così poco plausibile, perciò, l’idea che questi uomini curiosi si possano essere messi in viaggio per seguire una luce. C’è da dire, tra l’altro, che i fenomeni celesti ricoprivano nel mondo antico una grande rilevanza: questo sia per il mistero che li avvolgeva, sia per la necessità tutta umana di osservare il cielo con grande attenzione ai fini di orientarsi. Quindi, a differenza dei nostri giorni, potremmo supporre che girassero un po’ tutti con il naso all’insù mentre la cosmologia si intersecava pienamente con tutto ciò che scienza non era, aprendo le porte all’astrologia ed alla divinazione.

L’arte profetica e gli antichi testi hanno quindi poi fatto il resto: la religione mazdea che professavano i Magi, infatti, sembra parlasse tra i suoi scritti di un salvatore o soccorritore destinato a salvare il mondo, nato da una vergine ed annunciato da una stella.

Ma da quale stella? Effettivamente una cometa? A differenza di allora oggi sappiamo molto bene che le comete non sono stelle. Si tratta piuttosto di corpi celesti decisamente più piccoli costituiti da diverse parti: un nucleo cometario solido (di materiale ferroso, acqua, ammoniaca, anidride carbonica e silicati congelati), una chioma (cioè una nube densa di acqua e altri gas che, grazie al vento solare, si direziona nella parte opposta al sole) e, generata da quest’ultima, una coda lunga diversi milioni di chilometri e costituita da polveri e ioni.


MarSEC

Altri scorci dell’Osservatorio MarSEC di Marana di Crespadoro (VI) che collabora in alcune ricerche anche con la NASA.

Una delle ipotesi rispetto all’identificazione dell’astro che, plausibilmente, ha abitato il cielo negli anni descritti dai Vangeli è quella che lo fa coincidere con la Cometa di Halley della quale è noto un avvistamento nel 12 a.C. (si tratta di una cometa periodica molto famosa il cui ultimo passaggio è stato registrato nel 1986; il prossimo, invece, è previsto per il 2061). Tale ipotesi viene posta per prima dal filosofo greco Origene di Alessandria ma non si basa tanto su studi quanto sull’idea che l’apparizione di comete fosse un segno premonitore della nascita di personaggi importanti. Non si profila questa, tuttavia, come l’unica tesi e neppure come la più convincente: un gruppo di ricercatori inglesi, nel 1977, ha rilevato, infatti, negli annali astronomici cinesi, l’apparizione di un oggetto estremamente brillante attorno al 5 a.C. Si tratta probabilmente di una “nova” (in altre parole una enorme esplosione nucleare causata dall’accumulo di idrogeno sulla superficie di una stella nana) rimasta visibile per circa settanta giorni, in quel periodo, tra le costellazioni di Aquila e Capricorno.

Ancora più accreditato, infine, potrebbe essere un evento significativo avvenuto tra il 7 ed il 4 a.C. e cioè l’allineamento dei pianeti Giove, Saturno e Marte nella costellazione dei Pesci. In questo caso è il ben noto astronomo Giovanni Keplero a parlarne per la prima volta in un suo testo nel 1614. Ma la cosa più sorprendente è che tavolette con la previsione dello stesso fenomeno datate 8 a.C. sono state trovate in ben quattro copie su siti diversi. Un fatto che, chi studia la storia, dichiarerebbe alquanto prodigioso e raro.

Insomma, niente coda, sembrerebbe, per il nostro astro segnaletico… solo una grande grandissima luce che ben si distingueva nel panorama notturno ed era in grado di attirare l’attenzione delle genti.

E a partire da questi fatti abbiamo l’ennesima riconferma di come la curiosità rimanga il primo motore della scienza. Nel tempo, infatti, molti sono stati i progressi della ricerca e, in modo particolare l’astronomia, oggi può vantare uno strumentario che i Magi non avrebbero potuto nemmeno sognare. Ma tutta questa grande fucina di calcoli ed emancipazioni si può accendere solo attraverso la medesima scintilla… la stessa dei tempi di Cristo, quella che non è mai cambiata e che rimane l’inalterata ed eterna linfa del sapere: la capacità, cioè, di porsi domande senza accontentarsi di ciò che si vede.

Quello che rimane, insomma, il nostro continuo ed instancabile lavoro come associazione di divulgazione scientifica e anche il nostro più grande augurio di buon anno… un nuovo anno di scienza!

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